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SCUOLA/ Per creare lavoro bisogna cambiare la scuola media. Ecco come

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L’ipotesi dell’ADi è di trasformare in tal senso almeno una parte degli istituti tecnici, definendoli, per l’appunto, “a statuto speciale”. Tali istituti dovrebbero articolarsi su 4 anni, pur mantenendo un orario complessivo quadriennale molto simile all’attuale sui 5 anni. Ciò significa un orario settimanale fra le 36 e le 38 ore, come era in passato, con una clausola inderogabile: l’aumento sarà tutto dedicato alle attività laboratoriali e all’alternanza scuola lavoro.

Questo percorso quadriennale dovrebbe avere come sbocco naturale gli Its, che dovrebbero accentuare la loro vocazione di centri di scienze applicate e diventare competitivi con i corsi di laurea breve. Ciò comporta la loro triennalizzazione, come è avvenuto in Svizzera e in Germania.

C’è un altro punto importante: gli Its dovrebbero essere riservati ai migliori diplomati degli istituti tecnici, dell’istruzione e formazione professionale e dell’apprendistato. Questo sarebbe un modo serio e concreto di valorizzare i percorsi tecnici e professionali di livello secondario, di renderli appetibili, dando loro coerenza con il successivo livello terziario. In questo modo si privilegerebbe, peraltro, chi è stato sempre marginalizzato.

In sintesi gli studenti che scelgono gli indirizzi tecnici e professionali avrebbero un percorso quadriennale a livello secondario e uno triennale a livello terziario, che darebbe loro un titolo equivalente alla laurea triennale, come avviene in tanti altri Paesi europei.



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COMMENTI
24/04/2013 - L'architettura di uno stabile senza fondamenta (enrico maranzana)

“La scuola media unica, che doveva essere la più importante democratizzazione dell’istruzione in Italia, si è rivelata un boomerang” e per giustificare l’asserzione si ricorre alla sociologia. Si tratta dell’errore che vizia tutte le analisi condotte sul mondo della scuola. Il postulato: il corretto procedere implica la ricerca delle disfunzioni a partire dall’impianto logico che ha costituito il curricolo, è calpestato. Un itinerario che, se intrapreso, svelerebbe le sistematiche elusioni e omissioni che caratterizzano la gestione scolastica. Muovono in questa direzione anche le indicazioni nazionali del curricolo della scuola di base diramate nel mese di marzo 2013, disarmoniche rispetto al vigente sistema di regole e concepite nel rifiuto “del guardare al passato”. Tesi sviluppata in “Quale voto MERITA il lavoro del ministro Profumo?” visibile in rete.