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SCUOLA/ Concorso, arriva la prova orale: attenti alle norme...

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Stiamo parlando di contenuti che – pur essendo entrati in vigore progressivamente negli ultimi tre anni – sono nelle scuole ancora in fase di iniziale progettazione e realizzazione e quindi, in diversi casi, gli stessi docenti in servizio continuano ad insegnare senza tener conto delle nuove indicazioni. Per questo vale la pena che i candidati siano pronti a giustificare con chiarezza di riferimenti eventuali scelte che faranno nella prova orale.

In che cosa può consistere la prima parte del colloquio? Sicuramente non nella artificiosa simulazione di una lezione svolta di fronte ad inesistenti studenti, ma nell’esposizione della progettazione didattica della lezione stessa in cui vengano esposti il tema prescelto; l’ordine e indirizzo scolastico, l’età degli alunni, la durata della proposta, gli strumenti ed i materiali previsti con riferimenti a tecnologie avanzate ed alla presenza eventuale di alunni con bisogni educativi speciali. Il tutto deve avvenire in 30 minuti anche a dimostrazione della capacità del candidato “di riuscire a regolare i tempi della sua presentazione”. Attraverso questa mezzora di intervento il candidato dovrebbe dimostrare la sua padronanza delle discipline di insegnamento (che in certe classi di concorso o ambiti disciplinari sono molteplici), la sua capacità di comunicazione, la sua capacità di progettazione didattica.

In attesa che tutto ciò sia verificato con ben altro spazio in un prossimo concorso, accontentiamoci del fatto che l’attuale concorso abbia introdotto come verifica − almeno nell’ultimo step del percorso – una lezione simulata, non accontentandosi solo di appurare le conoscenze disciplinari già ampiamente verificate negli anni dell’università, nei corsi delle Ssis e nella seconda prova dell’attuale concorso.

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