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SCUOLA/ La Media unica? Rossi Doria dimentica il suo errore più grave...

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Pier Paolo Pasolini (InfoPhoto)  Pier Paolo Pasolini (InfoPhoto)

Giulio Ferroni in un libro del ’97 dal titolo Scuola sospesa. Istruzione, cultura e illusioni della riforma fa un interessante riferimento a Pasolini e, citandone un pezzo comparso sul Corriere proprio alla vigilia della sua tragica morte, così commenta: “[Pasolini] si rivolgeva contro una scuola che non gli sembrava in nessun modo realizzare un universo civile e condiviso, ma diffondere un’uniformità cinica e degradata; occorre riconoscere – prosegue Ferroni – che Pasolini aveva avvertito molto precocemente la deriva della scuola italiana, la sua debolezza nel contrastare i modelli culturali imposti e diffusi dai media. La scuola insomma aveva, e io aggiungo, ha rinunciato a se stessa, al suo compito di riscatto dell’Italia più umile e autentica e di trasmissione di quel bene e di quella bellezza che, con tutte e sue contraddizioni e i suoi errori, il passato aveva comunque saputo trarre alla luce”.

Introduco a questo punto il secondo e ritengo non meno importante aspetto che necessita di una riflessione: mi riferisco al progressivo e sembra inesorabile distacco della scuola dal mondo del lavoro. Nessun tentativo di riforma realizzato anche in anni più recenti è stato in grado di invertire la tendenza. Proprio l’innalzamento dell’obbligo scolastico ha paradossalmente acuito tale distacco limitandosi a spostare solo di qualche anno più avanti l’impatto, oggi più che mai sofferto, con l’universo lavorativo. Occorreva infatti che a tale innalzamento si accompagnasse parallelamente una radicale rivoluzione nel metodo e nell’impostazione della trasmissione del sapere. Questo mancato intervento, oltre che aggravare la piaga dell’autoreferenzialità di cui la scuola soffre, ha impoverito di dignità non solo il sapere, ma anche il lavoro, non consentendo così alla scuola di preparare i ragazzi ad affrontarlo.

La globalizzazione culturale ed economica degli ultimi decenni, anziché rivelarsi un’occasione di evoluzione positiva, ha esasperato questi limiti.

La strada da intraprendere per superare l’impasse non afferisce certamente all’area delle tecniche e degli strumenti, quanto invece alla necessità di riprendere in mano il concetto di educazione, come introduzione alla realtà totale secondo il metodo dell’esperienza: da qui si può ripartire per una vera riforma scolastica a tutti i livelli e per un reale avviamento al lavoro, valorizzando le diversità culturali e cavalcando anche l’evoluzione tecnologica, attraverso la formazione di personalità consapevoli e capaci di entrare in rapporto con la realtà tutta. 



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COMMENTI
26/04/2013 - Professionisti VS orecchianti (enrico maranzana)

Come si può, anzi come si deve “Riprendere in mano il concetto di educazione come introduzione alla realtà totale secondo il metodo dell’esperienza”? Univoca la risposta per la scuola pubblica: immergersi nel sistema di regole in cui è immersa ed estrarre, decodificando i relativi termini/concetti. Formazione/educazione/istruzione (la parola scuola è stata sostituita da SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE E DI FORMAZIONE) afferiscono al rapporto scuola società/alla promozione delle corrispondenti capacità/al coordinamento tra insegnamenti; le competenze si manifestano attraverso comportamenti, la sostanza dei processi di apprendimento. Quanti sono i POF che affrontano, raffinando, le diverse responsabilità assegnate all’istituzione scolastica? Se si ricercasse l’origine della fragilità della scuola media unica si scoprirebbe che la natura dell’apprendimento non è stata percepita: il suo significato è stato fatto corrispondere a “imparare” (le competenze non possono essere insegnate, si acquisiscono praticandole) per difendere le obsolete forme del servizio scolastico. In rete “Coraggio! Organizziamo le scuole” oltre a mostrare la distanza esistente tra quanto avviene e le attese fornisce il modello di riferimento.