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SCUOLA/ Sestito (Invalsi): e se cambiassimo l'esame di Stato?

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Non tanto quello di dire chi è più bravo e chi è meno bravo. Si tratta piuttosto di mettere la singola scuola, dotata di strumenti adeguati, nella condizione di potersi migliorare. Il Regolamento prevede questa come finalità generale dei percorsi di valutazione e immagina che le scuole possano liberamente scegliere un loro percorso di miglioramento, avendo per così dire il «diritto» (ma non il dovere) di rivolgersi all’Indire per essere in proposito supportate. Questo stimolo al miglioramento deve valere per tutte le scuole, anche per quelle che già magari raggiungono risultati più che soddisfacenti. Deve ovviamente valere ancor di più per quelle in condizioni più critiche, a cui il nuovo Regolamento immagina di dare priorità nell’intervento dei valutatori esterni e che però, a mio avviso, laddove tali condizioni critiche siano legate soprattutto alle difficoltà del contesto in cui si opera, sarebbe anche utile poter assegnare maggiori risorse dedicate.

Tra gli insegnanti ci sono ancora molte riserve nei confronti di un sistema di valutazione che, valutando la scuola, valuta indirettamente anche il loro operato. Come superare questo dualismo culturale?
Il sistema sinora immaginato è un sistema di valutazione delle scuole e, per alcuni aspetti, dei loro dirigenti scolastici. Un sistema centralizzato di valutazione degli insegnanti, che comunque non è oggetto del Regolamento, avrebbe a mio avviso poco senso. Quanto alle scuole, che sono l’oggetto del Regolamento, il sistema immaginato è fondato sia sull’autovalutazione che sulla valutazione esterna. I valutatori esterni hanno innanzitutto una funzione di validazione e verifica della valutazione interna operata dalla singola scuola. Il loro compito è cercar di capire, con uno sguardo esterno e quindi un po’ più freddo, come si può agire sui punti di debolezza.

Avranno in altri termini un compito di consulenza.
Sì. Non a caso il Regolamento ne prevede di due tipi: un profilo è quello ispettivo, ovverosia il personale tecnico del ministero; il secondo profilo integra due tipi di professionalità. Una è quella di chi ha già avuto esperienza di gestione e coordinamento all’interno delle scuole, l’altra competenza è quella di chi ha una preparazione più analitica nel campo della valutazione e/o dell’organizzazione delle amministrazioni pubbliche, perché la scuola è una organizzazione pubblica. Sono figure che dovranno essere formate e, in parte, selezionate dall’Invalsi: nei prossimi mesi affronteremo, con la massima trasparenza, il tema del come farlo, ma è evidente che si tratta di individuare quelli che potremmo definire come una sorta di «amici critici», non di dispensatori di voti e pagelle.

Alla luce di quello che sta facendo l’Invalsi, stiamo percorrendo una «via italiana» alla valutazione? 



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COMMENTI
28/04/2013 - La scuola che mente a se stessa (Vincenzo Pascuzzi)

Condivido l'ipotesi di R.P. di eliminare l’esame di Stato e sostituirlo con uno scrutinio che promuova o no e magari sconsigli questo o quel percorso universitario. Così si eviterebbe l’inutile cerimonia estiva che blocca 500mila persone e famiglie. Inutile perché i 5 o 10mila bocciati possono essere più semplicemente individuati dai c.d.c. nello scrutinio. Costosa per la collettività: il costo stimato ammonta ad almeno 1 o 2 mld di euro dispersi in attività formali, cerimoniali, con bolli, timbri, plichi (sia pure elettronici grazie a Profumo). L’inutilità sostanziale di quest’esame finale dovrebbe portare a ragionare anche sulla valutazione effettuata annualmente dai docenti e dai c.d.c. Bisognerà prima o poi ammettere e riconoscere che questa valutazione è in buona parte (al 50%?) fasulla e di comodo. Serve a occultare la situazione reale degli apprendimenti che non è quella certificata dai voti, dalle promozioni, dai diplomi. È una situazione da essi solo rappresentata e che nasconde le difficoltà di alcuni studenti, l’ignavia di altri, le troppe materie curricolari, i metodi di insegnamento non più attuali né ottimali, le scuole che non vogliono perdere studenti rischiando l’accorpamento, il Miur e i ministri che non vogliono sfigurare nei confronti e nelle medie internazionali. Se la scuola non si dice la verità, non potrà essere migliorata nella sostanza. Per gli aspetti formali, ci penserà l’Invalsi con i suoi test, ma non è detto! E non è questa una soluzione!

 
27/04/2013 - Credere, obbedire, quizzare (Vincenzo Pascuzzi)

1) Sembra che i ruoli tra Miur e Invalsi si stiano invertendo per quanto riguarda la valutazione e non solo. Il fornitore (Invalsi) sta dicendo al committente (Miur) di cosa ha bisogno la Scuola, non viceversa. Il titolo redazionale all’intervista è un assist in tal senso. Dovrebbe infatti essere il ministro e il Miur a proporre cambiamenti all’esame di Stato. 2) Sulla carta, Invalsi si occupa di valutazione e merito altrui, ma a lui nessuno lo valuta o controlla. A cominciare dai suoi vertici che sono nominati in via straordinaria, non tramite concorso. Invalsi dice, autocertifica che opera al meglio e bisogna solo fidarsi! 3) Al momento è in una fase pubblicitaria-promozionale, forse un po’ impensierito da chi nutre “molta diffidenza e opposizione verso il suo lavoro”. Perciò ha approntato un opuscolo illustrativo destinato agli studenti - l’80% dei quali ha meno di 13-14 anni - non ai genitori o ai docenti. Anche le interviste rientrano nell’attività promozionale. Invece depliant e interviste dovrebbero essere prerogative del ministero e del ministro in prima persona, con lui il mondo della scuola dovrebbe potersi confrontare e ragionare di valutazione e Invalsi. Si è creata una situazione di rapporti anomala. 4) Invalsi impone le prove a quiz in forza di una legge, interpretata però in modo estensivo, supportato da quei presidi che sperano di essere poi ricambiati dal Miur con l’incarico di veri presidi-manager (che scelgono i docenti, ecc.).

 
27/04/2013 - L'aspirina quando non si sa diagnosticare (enrico maranzana)

All’origine dell’Invalsi c’è l’Europa, non un’esigenza (vitale) del sistema educativo. Di qui il “sentirlo” un corpo estraneo. Ben diversa sarebbe stata la situazione se il “controllo esterno” (susseguente) fosse accompagnato da misurazioni interne (antecedenti e concomitanti). Sorprendente il fatto che nessuno osi addentrarsi nei meandri dell’organizzazione e della gestione scolastica. Perchè nessuno vigila e ha vigilato sulla la corretta applicazione delle regole? Non esiste POF in cui gli obiettivi formativi/educativi/dell’istruzione sono enunciati! In rete "Coraggio! Organizziamo le scuole" mostra l'ambiente disegnato dal legislatore (297/94) che, se fosse stato concretizzato, avrebbe fatto evaporare le incomprensioni sulla funzione dell'istituto romano.