BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Sestito (Invalsi): e se cambiassimo l'esame di Stato?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

Stiamo definendo le prove di V superiore, preannunciando con ampio anticipo quello che vogliamo fare. Sulla logica di tali prove, che avranno aspetti molto innovativi (in primis l’uso del computer), apriremo nelle prossime settimane una consultazione pubblica e nei pre-test che condurremo vogliamo verificare sia questioni relative al grado di differenziazione tra i diversi indirizzi scolastici, sia il loro possibile utilizzo a fini di orientamento e selezione nei successivi percorsi universitari.

E in prospettiva?
In prospettiva è anche da decidere il loro possibile utilizzo nell’ambito dell’esame di Stato, una questione su cui auspico che si apra una riflessione all’interno di una riflessione più complessiva su quest’ultimo. Sarebbe un errore fare delle prove Invalsi una prova ulteriore che si aggiunge alle altre, come a suo tempo fatto nell’esame conclusivo del I ciclo. Credo sia preferibile ripensare il senso complessivo e la struttura dell’esame finale del secondo ciclo e una data ragionevole per intervenire in proposito potrebbe essere il 2015, anno in cui giungerà a maturazione la riforma del II ciclo d’istruzione.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
28/04/2013 - La scuola che mente a se stessa (Vincenzo Pascuzzi)

Condivido l'ipotesi di R.P. di eliminare l’esame di Stato e sostituirlo con uno scrutinio che promuova o no e magari sconsigli questo o quel percorso universitario. Così si eviterebbe l’inutile cerimonia estiva che blocca 500mila persone e famiglie. Inutile perché i 5 o 10mila bocciati possono essere più semplicemente individuati dai c.d.c. nello scrutinio. Costosa per la collettività: il costo stimato ammonta ad almeno 1 o 2 mld di euro dispersi in attività formali, cerimoniali, con bolli, timbri, plichi (sia pure elettronici grazie a Profumo). L’inutilità sostanziale di quest’esame finale dovrebbe portare a ragionare anche sulla valutazione effettuata annualmente dai docenti e dai c.d.c. Bisognerà prima o poi ammettere e riconoscere che questa valutazione è in buona parte (al 50%?) fasulla e di comodo. Serve a occultare la situazione reale degli apprendimenti che non è quella certificata dai voti, dalle promozioni, dai diplomi. È una situazione da essi solo rappresentata e che nasconde le difficoltà di alcuni studenti, l’ignavia di altri, le troppe materie curricolari, i metodi di insegnamento non più attuali né ottimali, le scuole che non vogliono perdere studenti rischiando l’accorpamento, il Miur e i ministri che non vogliono sfigurare nei confronti e nelle medie internazionali. Se la scuola non si dice la verità, non potrà essere migliorata nella sostanza. Per gli aspetti formali, ci penserà l’Invalsi con i suoi test, ma non è detto! E non è questa una soluzione!

 
27/04/2013 - Credere, obbedire, quizzare (Vincenzo Pascuzzi)

1) Sembra che i ruoli tra Miur e Invalsi si stiano invertendo per quanto riguarda la valutazione e non solo. Il fornitore (Invalsi) sta dicendo al committente (Miur) di cosa ha bisogno la Scuola, non viceversa. Il titolo redazionale all’intervista è un assist in tal senso. Dovrebbe infatti essere il ministro e il Miur a proporre cambiamenti all’esame di Stato. 2) Sulla carta, Invalsi si occupa di valutazione e merito altrui, ma a lui nessuno lo valuta o controlla. A cominciare dai suoi vertici che sono nominati in via straordinaria, non tramite concorso. Invalsi dice, autocertifica che opera al meglio e bisogna solo fidarsi! 3) Al momento è in una fase pubblicitaria-promozionale, forse un po’ impensierito da chi nutre “molta diffidenza e opposizione verso il suo lavoro”. Perciò ha approntato un opuscolo illustrativo destinato agli studenti - l’80% dei quali ha meno di 13-14 anni - non ai genitori o ai docenti. Anche le interviste rientrano nell’attività promozionale. Invece depliant e interviste dovrebbero essere prerogative del ministero e del ministro in prima persona, con lui il mondo della scuola dovrebbe potersi confrontare e ragionare di valutazione e Invalsi. Si è creata una situazione di rapporti anomala. 4) Invalsi impone le prove a quiz in forza di una legge, interpretata però in modo estensivo, supportato da quei presidi che sperano di essere poi ricambiati dal Miur con l’incarico di veri presidi-manager (che scelgono i docenti, ecc.).

 
27/04/2013 - L'aspirina quando non si sa diagnosticare (enrico maranzana)

All’origine dell’Invalsi c’è l’Europa, non un’esigenza (vitale) del sistema educativo. Di qui il “sentirlo” un corpo estraneo. Ben diversa sarebbe stata la situazione se il “controllo esterno” (susseguente) fosse accompagnato da misurazioni interne (antecedenti e concomitanti). Sorprendente il fatto che nessuno osi addentrarsi nei meandri dell’organizzazione e della gestione scolastica. Perchè nessuno vigila e ha vigilato sulla la corretta applicazione delle regole? Non esiste POF in cui gli obiettivi formativi/educativi/dell’istruzione sono enunciati! In rete "Coraggio! Organizziamo le scuole" mostra l'ambiente disegnato dal legislatore (297/94) che, se fosse stato concretizzato, avrebbe fatto evaporare le incomprensioni sulla funzione dell'istituto romano.