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GOVERNO LETTA/ Scuola: Ministro Carrozza, ora ridia fiducia agli insegnanti

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Il neoministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza (Immagine d'archivio)  Il neoministro dell'Istruzione, Maria Chiara Carrozza (Immagine d'archivio)

Che cosa può attendersi la scuola dal nuovo governo? La domanda ancora una volta potrebbe essere: la scuola nel nostro Paese a che cosa e a chi serve, visti gli alti tassi di abbandono che anche il documento dei saggi ha evidenziato?

Occorrerebbe un colpo d’ala, un salto di intelligenza che porti finalmente una classe politica obbligata in qualche modo a convergere su obiettivi comuni a puntare anzitutto sulle condizioni che rendono possibile la sintesi tra la qualità dell’offerta di insegnamento e la soddisfazione di chi apprende. 

La scuola è infatti l’ambito in cui il fenomeno della conoscenza della realtà, la cui scintilla può accendersi nella persona per motivi del tutto indipendenti dalla frequentazione delle aule di studio, trova occasioni per maturare ed approfondirsi. È infatti nell’esercizio del criterio di giudizio, cioè nella critica, giustamente intesa, che la persona cresce nella proprie convinzioni e il criterio stesso si rafforza come motore di novità, mostrando tutta la sua validità. Abbiamo oggi troppo spesso percorsi scolastici dove c’è un po’ di tutto, tranne che la proposta chiara del metodo per cui si impara ad apprendere. Il paragone talvolta impietoso e non sempre giustificato con i parametri di rendimento europei spinge sempre di più la scuola italiana verso i lidi della funzionalità dei contenuti del sapere. Circolano dalla primaria alla superiore saperi ridotti in pillole, moduli staccati dalla loro origine, informazioni il cui assembramento nelle menti degli alunni assomiglia al mare della Rete, dove c’è di tutto, ma non la ragione per cui c’è. 

In questo modo la curiosità conoscitiva degli alunni, all’inizio fresca e motivata, lentamente si spegne, fino a trasformarsi nel migliore dei casi in stanca routine, se non avviene nella scuola qualcosa che frantumi la ripetitività e permetta ai desideri degli alunni di spalancarsi a proposte finalmente significative. Non c’è dubbio che i materiali d’uso nella scuola, la stessa sua organizzazione (gli spazi, i tempi, gli strumenti della didattica), siano importanti per costruire una scuola che guarda al futuro (che è sempre una rielaborazione intelligente della tradizione). 

Ma non c’è altrettanto dubbio che una funzione importante nella trasmissione delle conoscenze dipenda dagli adulti che vivono nella scuola, anzitutto da coloro che sono più a contatto con le giovani generazioni: gli insegnanti. È necessario e addirittura improcrastinabile un recupero della loro identità, spesso avvilita e piegata a mansioni poco più che impiegatizie. Gli ultimi governi non sono stati propriamente “amici” degli insegnanti, da una parte illusi con promesse di introduzione di valorizzazione dei meriti conquistati sul campo, dall’altra delusi da misure di carattere economico, a volte accennate, altre attuate, di carattere sbrigativo e massificatorio che hanno umiliato la generosità dei migliori. 



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