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SCUOLA/ Chiosso: Don Milani e Pasolini non bastano più

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Certamente gli 8 miliardi di tagli alla spesa scolastica degli ultimi anni non hanno fatto bene al sistema formativo nazionale, ma bisogna avere l’onestà intellettuale di riconoscere che non basterà rinsanguare le casse dell’istruzione per riconquistare livelli educativi più significativi. 

Un’“altra scuola media” è possibile a due condizioni. La prima è legata all’assunzione della consapevolezza di un passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza molto più articolato e complesso rispetto a quanto poteva accadere anche soltanto fino a qualche anno fa, per una serie di ragioni che sono davanti agli occhi di tutti e che non è qui il caso di riprendere. 

A questa esigenza si può rispondere con una scuola centrata sulla formazione della responsabilità personale e sul principio del lavoro ben fatto. Un tempo questi valori erano scontati, oggi non più. I 12-14enni di oggi sono, sotto certi aspetti, più adulti e apparentemente emancipati rispetto ai loro coetanei del passato, ma sotto molti altri aspetti sono ancora molto “bambini”. Troppi genitori e anche molti insegnanti sono convinti di aiutare i rispettivi figli ed allievi a crescere tenendoli in un’area protetta.

Errore imperdonabile. Si cresce invece solo aprendosi alla sfida di “diventare grandi” e questo accade se i ragazzi che si avviano all’adolescenza sono posti di fronte a obiettivi chiari e a responsabilità precise. Nel mondo della virtualità un bel bagno nella realtà con le sue inevitabili regole non fa male e aiuta a crescere. Non si diventa “bamboccioni” a 30 anni, in molti casi il bamboleggiamento comincia molto prima. 

La seconda è il recupero di una delle motivazioni forti della istituzione della scuola media unica cioè la sua funzione orientativa. 

Gesualdo Nosengo, uno dei grandi promotori della riforma del 1962 (presidente storico dell’Uciim), parlò all’indomani dell’approvazione della legge di una “scuola per tutti e per ciascuno”, con una felice sintesi degli obiettivi sociali e personali che, al tempo stesso, la nuova scuola avrebbe dovuto perseguire. 

La scoperta di sé costituisce una dimensione essenziale nella costruzione della personalità, specie in una società nella quale tutto sembra livellato intorno ai desideri più semplici e purtroppo spesso anche più scontati. 

La scuola media potrà vincere quella che oggi sembra la sua debolezza strutturale – né elementare né scuola superiore – se saprà aiutare gli alunni a “scoprirsi” e lo saprà fare mediante pratiche didattiche non solo imperniate sul “dire”, ma anche sul “fare”. E cioè avendo a modello non solo la cultura liceale, ma anche quella dell’esperienza pratica. 



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