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SCUOLA/ Assunzione diretta dei prof, Lombardia bocciata. E se fosse una "vittoria"?

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Si deve riconoscere, quindi, a meno di non voler desumere la disarmante incoscienza dei consiglieri regionali e degli uffici tecnici che li coadiuvano, che la soluzione seguita dalla Lombardia altro non era che una “legge manifesto”. Si trattava di un tentativo di imporre al dibattito nazionale – che in tema di accesso alla cattedra è sempre tanto sensibile quanto irragionevolmente bloccato su posizioni stereotipate e rimedi molto complessi ed elefantiaci, come usualmente sono i fatidici “concorsoni” – un’agenda che si proponga di affrontare l’emergenza-precari e l’urgente esigenza di meglio dimensionare il rapporto territoriale tra la domanda e l’offerta. 

Che questo rapporto sia storicamente diverso, da Regione a Regione, è un fatto fin troppo noto; ed è altrettanto noto che su di esso incidono, non solo formalmente, sia ambiti nei quali le Regioni hanno una riconosciuta potestà legislativa (rete scolastica e dimensionamento delle istituzioni scolastiche), sia fattispecie in cui gli enti sub-statali, e segnatamente quelli locali, sono titolari (in quanto proprietari degli edifici scolastici) delle prerogative che più mettono in difficoltà la distribuzione delle risorse e degli utenti del servizio di istruzione. Inoltre, non è del tutto irragionevole – almeno in senso assoluto – ipotizzare che le istituzioni scolastiche, in quanto dotate di autonomia (in primo luogo didattica: così è definita dallo Stato medesimo), siano al centro dei processi di definizione del fabbisogno organico e di soddisfazione delle connesse esigenze di reclutamento.

La sentenza della Corte costituzionale, dunque, mentre riafferma principi del tutto pacifici e condivisibili, da un lato “mette in circolo” la possibilità che, di qui in poi, il Parlamento nazionale si attivi per immaginare modelli più verosimili e flessibili di reclutamento; dall’altro responsabilizza in modo ancor più forte il livello centrale dell’amministrazione scolastica, che, come è risaputo, ha nella gestione frammentaria degli incarichi temporanei di insegnamento un grande “tallone d’Achille”. Sul punto, stando alla metafora, si può ricordare che la freccia è già stata scoccata, in quanto è attesa a brevissimo la sentenza con cui proprio la Consulta (dopo la discussione nell’udienza pubblica del 24 marzo 2013) dovrà pronunciarsi sulla legittimità costituzionale delle disposizioni che, in apparente disarmonia con il diritto dell’Unione europea, consentono la successione di ripetuti contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato.

La riforma lombarda, in definitiva, non poteva passare inosservata e la sua (corretta) espunzione dall’ordinamento vigente, lungi dal chiudere definitivamente i termini attuali di una discussione molto delicata, ha posto le basi per la ricognizione di un bisogno normativo non più differibile. 



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COMMENTI
01/05/2013 - CVD (Franco Labella)

Un consiglio ai lettori: per valutare i risultati di certe "battaglie" bisogna rivedere anche il punto di partenza. La Aprea si era espressa così all'epoca e credo sia utile anche leggere la sua piccata replica ai commenti dell'intervista: http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2012/6/16/SCUOLA-Aprea-chiamata-diretta-dei-prof-il-governo-vuole-stracciare-anche-il-Titolo-V-/292090/ Cosa scrivere oggi? CVD semplicemente...anche a proposito della cultura giuridica. Quanto all'assunto complessivo dell'articolo di Cortese, l'intervista citata sembra far propendere il giudizio più verso il versante "lite temeraria" che verso il versante "ho fatto una furbata".... Quindi vittoria sì, ma del Diritto (quello che piace poco alla Aprea ed alla destra tanto da averne eliminato lo studio nelle scuole). La decisione si può spiegare con la necessità di poterle sparare grosse senza grandi riscontri nella opinione pubblica. Ieri sera ho ascoltato in Tv l'on. Comi (PdL) definire l'IMU e l'IVA tributi incostituzionali perché non ispirati alla progressività. A parte che deve essere il segno dei tempi preoccuparsi ora del rispetto della Costituzione, vorrei sommessamente ricordare alla onorevole, che si è orgogliosamente definita bocconiana, che l'IVA è una imposta indiretta. A cosa pensa l'on. Comi, ad aliquote dell'IVA variabili in base al reddito? Per sapere quale aliquota IVA pagare andiamo dal bottegaio col 730 o con l'Unico?

 
30/04/2013 - commento (francesco taddei)

si rischia di assumere solo i raccomandati