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SCUOLA/ "Prof, perché lei non insegna al liceo e viene proprio qui?"

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E poi la carenza di risorse... e poi l’orientamento: come non dare ragione a chi lamenta da anni un orientamento ridotto a mera informazione, lontano peraltro dalla realtà, e soprattutto incapace di osservare e valorizzare i talenti dei nostri giovani fin dai primi anni della scuola?

Si è pur provato a mettere in campo riforme e attività anche molto interessanti, pensiamo a puro titolo esemplificativo al riordino dei Tecnici, ai nuovi percorsi  Its (avviati da due anni, ma alzi la mano chi li conosce) o all’introduzione delle nuove tecnologie in aula (ed ecco la notizia fresca della “ribellione” degli editori scolastici), tentativi appunto spesso misconosciuti o osteggiati a priori.

La storia è una materia poco amata dai giovani d’oggi, ma rimane sempre “maestra di vita”: il 21 marzo si ricorda San Benedetto e recentemente ho riletto questo bel testo tratto dall’ “Historical Studies” di J.H. Newman: “San Benedetto trovò il mondo sociale e materiale in rovina, e la sua missione fu di rimetterlo in sesto, non con metodi scientifici, ma con mezzi naturali, non accanendosi con la pretesa di farlo entro un tempo determinato o facendo uso di un rimedio straordinario o per mezzo di grandi gesta: ma in modo così calmo, paziente, graduale che ben sovente si ignorò questo lavoro fino al momento in cui lo si trovò finito.

Si trattò di un restauro piuttosto che di un’operazione caritatevole, di una correzione o di una conversione. (...). Uomini silenziosi si vedevano nella campagna o si scorgevano nella foresta, scavando, sterrando, e costruendo, e altri uomini silenziosi, che non si vedevano, stavano seduti nel freddo del chiostro, affaticando i loro occhi e concentrando la loro mente per copiare e ricopiare penosamente i manoscritti ch’essi avevano salvato.

Nessuno di loro protestava su ciò che faceva; ma poco per volta i boschi paludosi divenivano eremitaggio, casa religiosa, masseria, abbazia, villaggio, seminario, scuola e infine città.

Un invito a partire positivamente da quel che abbiamo, con la coscienza che i tempi sono duri e che la soluzione non si potrà raggiungere se non con passi lenti, ma sicuri; come hanno fatto i monaci rigenerando la nostra civiltà: lavorando e sapendo guardare, valorizzare e indicare a tutti i vari tentativi in atto.

In fondo ciò che il mio allievo si aspetta, proprio come desidera ciascuno di noi, non è anzitutto una riforma della scuola o qualche pillola di saggezza, ma un adulto “certo” che gli dica: “Io sono qui per te, per questo ‘oso’ anche chiederti questo...”, una risposta che vede nel lavoro e nella fatica quotidiana una compagnia reale e vicendevole sulla strada della vita. 



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