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UNIVERSITA'/ Lenzi (Cun): numero chiuso? No, "programmato"

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Sì, e deve avvenire sulla base dell’esigenza sanitaria del Paese: più di tot medici non servono, è inutile girarci intorno. Certo, fa soffrire il fatto che si presentino 50-60mila diplomati aspiranti medici mentre ne possono entrare solo 10mila. Abbiamo bisogno di 9mila medici tra sei anni, questa è la realtà.

Ci sono troppe «vocazioni»?
La mia ipotesi è che tutte queste richiese di fare il medico non abbiano solide basi; ma questo apre il secondo, grande problema, che è la mancanza - tutta italiana - di un orientamento serio, per medicina come per altre facoltà. Al terzo o quarto anno di scuola superiore dovremmo dedicare una o due ore la settimana a fare orientamento per la futura professione. L’orientamento non si può fare in un giorno, occorre un lungo e paziente lavoro, oltre che un progetto strutturato. Una proposta in proposito era stata fatta, e mi pare ragionevole: reclutiamo giovani ricercatori che facciano ricerca in università e didattica nelle scuole.

Le cito le parole di una studentessa riportate dal Messaggero di ieri: «non possono essere 80 crocette a dire chi è portato a fare la facoltà di medicina e chi no».
La studentessa ha ragione, perché non si fa orientamento. So che si vuole utilizzare nella valutazione l’ultimo triennio della scuola superiore, oltre a perfezionare, come è giusto, l’esame di selezione. Ipotizziamo per un attimo di aver fatto tutto questo, orientamento e valutazione della carriera scolastica. Perché all’estero i casi sono due: o ti prendono, e se non sei adeguato in un caso ti dirottano su scienze infermieristiche, nell’altro ti mettono alla porta, come in Francia; oppure, nei Paesi più moderati, scremano con un test e ti mettono subito in condizione di pensare a una alternativa. A me quest’ultima sembra la soluzione migliore.

Si legge in giro che la laurea non serve a nulla perché il lavoro si trova più facilmente senza: è così?
No, questa è schizofrenia giornalistica. Non è vero che la laurea non serve e infatti non è dimostrato da nessuna parte. Lo si può dire solo se si leggono le prime righe del rapporto Istat, ma poco sotto si legge che dopo tre anni i laureati sono più occupati e guadagnano di più.

(Federico Ferraù)



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