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SCUOLA/ Regolamento, prove Invalsi, docenti: il cerchio non si chiude

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Se è vero, come ricorda il titolo di un testo americano, che valutare significa “sapere che cosa sanno gli allievi”, bisogna prima fare in modo che gli allievi possano acquisire sapere (non solo teorico, perché esiste anche un “sapere nell’azione”) e quindi occorre conoscere le strategie a cui fare ricorso. Soprattutto occorre predisporre percorsi di apprendimento coerenti e sistematici: cosa che nella scuola di oggi avviene sempre meno, in nome di un apprendimento parcellizzato che sembra regolare la vita moderna ma che rischia anche di non permettere una vera acquisizione dei contenuti culturali.  

Altrettanto problematico rischia di essere il ricorso agli ispettori scolastici. In questo caso non esiste solo un problema di dettaglio dei compiti, ma anche di numeri. Il concorso bandito nel 2008 a 145 posti di dirigente tecnico ha visto ammessi all’orale solo 79 candidati. Di questi non si sa ancora quanti abbiano superato la prova orale, ma ci risulta che molti di essi abbiano ottenuto una valutazione negativa. Considerato il numero delle istituzioni scolastiche, come potrà essere costituito un numero adeguato di nuclei di valutazione? Ci si può inoltre chiedere come potrà essere realizzata, in termini temporali, una corretta osservazione degli istituti scolastici, che serva davvero a questi ultimi a comprendere i propri punti di forza e di debolezza. 

Anche in questo caso il problema della significatività dei dati rilevati risulta a nostro avviso centrale.  

Il rischio è che la valutazione della scuola continui a essere vissuta come processo separato dalla realtà quotidiana in classe e che quindi non determini quel miglioramento del tasso di successo scolastico degli studenti che invece si auspica. 

2. Le prove Invalsi − La seconda notizia attiene alla proclamazione da parte del sindacato Cobas dello sciopero per i docenti chiamati nel mese di maggio a somministrare le prove Invalsi. 

Al di là di ogni valutazione sulle strategie sindacali, che non ci compete, riteniamo che non si possa continuare a ignorare le domande che un elevato numero di insegnanti si pone: 1. A che cosa servono tali prove? A delineare degli standard nazionali? A valutare la qualità degli istituti scolastici? A valutare la qualità dei singoli insegnanti? A valutare gli apprendimenti degli allievi? Le valutazioni su larga scala non possono avere le stesse finalità delle valutazioni a livello di classe o di singola scuola. In proposito gli insegnanti lamentano un’indefinitezza che conduce molti di loro a rifiutare l’utilità delle prove Invalsi. 2. Quali informazioni vengono messe a disposizione dei docenti per migliorare il proprio insegnamento? 3. Consentono davvero di individuare quali sono i problemi che gli allievi incontrano nell’apprendimento scolastico? 4. In che misura si differenziano o sono analoghe alle prove di verifica, ai compiti in classe utilizzati dalla maggioranza dei docenti? 5. Sono davvero indice di comprensione e di competenza? 6. Possono costituire una fonte di informazioni attendibile e significativa per valutare la qualità degli insegnanti?

I docenti coinvolti sia nelle prove del Pisa sia nelle prove Invalsi sottolineano come le prime evidenzino in modo molto chiaro la necessità di rivedere le strategie didattiche, cosa che invece non accadrebbe per le prove Invalsi, maggiormente coerenti con quanto gli insegnanti fanno in classe ma anche meno suscettibili di indurre modificazioni della didattica. 



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COMMENTI
09/04/2013 - Il carro davanti ai buoi e i presidi finlandesi (Vincenzo Pascuzzi)

1) Bell’articolo esaustivo. Mette a fuoco importanti punti critici ignorati dalla faciloneria ministeriale. 2) Miur invece vorrebbe porre il carro davanti ai buoi, che però non sono nemmeno tali ma ancora teneri vitellini! 3) L’Invalsi dovrebbe essere trasparente e verificabile, appare invece come una scatola nera e misteriosa, come un esecutore acritico di ordini e indicazioni ministeriali. Miur sembra avergli dato completa carta bianca. Basta vedere l’avanzata pervasiva dei test nelle varie discipline e fino all’esame di Stato. 4) Un aspetto non affrontato da A.R. (non era sua competenza) è quello dei costi o meglio del rapporto costi/benefici. Quante risorse (umane e soldi) assorbe l’Invalsi, quante l’effettuazione delle prove? Partiranno ancora da Frascati “21 Tir di carta”? Non c'è internet? 5) Conclude A.R.: «l’ottima riuscita degli studenti finlandesi nelle prove del Pisa si accompagni all’assenza di strutture nazionali per la valutazione dei docenti e invece al ruolo del d.s. come leader pedagogico, responsabile degli insegnanti della propria scuola e delle misure per migliorarne la qualità». Opportune due osservazioni: a) Le risorse finlandesi dedicate alla scuola sono pari a UNA VOLTA E MEZZA quelle italiane: 7,2% del Pil a fronte del 4,8%. b) Qualche associazione di presidi italiani ne approfitterà per rivendicare il c.d. preside-manager, cioè maggiore autonomia, risorse e potere per i d.s. stessi (il c.d. preside-padrone o sceriffo, secondo alcuni).