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SCUOLA/ Regolamento, prove Invalsi, docenti: il cerchio non si chiude

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Non a caso, le prove del Pisa fanno riferimento al costrutto di competenza: non intendono evidenziare ciò che un allievo “sa”, ma se sa utilizzare quanto ha imparato, cioè se riesce a generalizzare e trasferire le conoscenze e le abilità acquisite. Ciò comporta il superamento dei manuali scolastici e la capacità di selezionare le informazioni, di individuare i concetti chiave, di  discernere la pertinenza della risposta rispetto alla domanda. Con le prove del Pisa è difficile barare perché in gioco è soprattutto la capacità di elaborazione cognitiva dello studente. 

Le prove Invalsi sono andate man mano avvicinandosi a tale modello, ma forse presentano ancora un’eccessiva attenzione per il “che cosa” gli allievi devono avere appreso. Da ciò forse discende il timore degli insegnanti che dagli esiti di tali prove possano discendere graduatorie volte a individuare insegnanti “buoni”, capaci, e insegnanti meno buoni, meno capaci.  

Chiunque lavori nella scuola sa che non è possibile stabilire delle graduatorie, perché, come ci ha insegnato la scienza della complessità, ogni classe, ogni allievo presenta variabili che lo differenziano dalle altri classi, dagli altri allievi, e che determinano percorsi non riproducibili se non a grandi linee. Quindi non esiste un docente che sia in assoluto migliore dei colleghi: il contesto, il momento temporale, fanno sì che si possa funzionare ottimamente in un livello di scuola, in un ambiente sociale, con allievi di una specifica età e non altrettanto in condizioni diverse. 

3. Gli insegnanti per il 21mo secolo: utilizzare la valutazione per migliorare l’insegnamento − Questo è il titolo del rapporto presentato dall’Oecd all’International Summit of the Teaching Profession, tenutosi il 13 e 14 marzo ad Amsterdam. Esso era già stato preceduto da due documenti analoghi e soprattutto dal progetto denominato Talis (Teaching and Learning International Survey).

Questo rapporto richiama l’attenzione su quello che dovrebbe essere il tema centrale da sottoporre ai decisori politici: occorre ragionare in termini di sviluppo professionale dei docenti e non di semplice valutazione, perché solo lo sviluppo professionale comporta una stretta relazione con il livello di apprendimento degli allievi. Il concetto di sviluppo, unito a quello di professionalità, consente di ricondurre a unità coerente sia tutti gli aspetti attinenti alla situazione degli insegnanti sia tutti gli aspetti attinenti al contesto in cui essi operano e quindi, in particolare, agli alunni.

Riferirsi alla professionalità significa assumere che un insegnante dovrebbe disporre di una base di conoscenze specializzate (la cultura tecnica); dovrebbe impegnarsi a soddisfare i bisogni degli alunni (l’etica professionale); dovrebbe possedere una forte identità collettiva (l’impegno professionale); dovrebbe essere sottoposto a un  controllo collegiale e non burocratico sulla propria attività e sugli standard professionali (l’autonomia professionale).

Solo lo sviluppo professionale comporta un cambiamento nell’insegnante. La sola valutazione esterna, al contrario, può addirittura indurre un radicamento nelle proprie abitudini e nei propri atteggiamenti. 

Nel rapporto è particolarmente interessante la lettura del capitolo in cui si opera una disamina dei diversi strumenti utilizzati nei paesi dell’Oecd per valutare i docenti. 



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COMMENTI
09/04/2013 - Il carro davanti ai buoi e i presidi finlandesi (Vincenzo Pascuzzi)

1) Bell’articolo esaustivo. Mette a fuoco importanti punti critici ignorati dalla faciloneria ministeriale. 2) Miur invece vorrebbe porre il carro davanti ai buoi, che però non sono nemmeno tali ma ancora teneri vitellini! 3) L’Invalsi dovrebbe essere trasparente e verificabile, appare invece come una scatola nera e misteriosa, come un esecutore acritico di ordini e indicazioni ministeriali. Miur sembra avergli dato completa carta bianca. Basta vedere l’avanzata pervasiva dei test nelle varie discipline e fino all’esame di Stato. 4) Un aspetto non affrontato da A.R. (non era sua competenza) è quello dei costi o meglio del rapporto costi/benefici. Quante risorse (umane e soldi) assorbe l’Invalsi, quante l’effettuazione delle prove? Partiranno ancora da Frascati “21 Tir di carta”? Non c'è internet? 5) Conclude A.R.: «l’ottima riuscita degli studenti finlandesi nelle prove del Pisa si accompagni all’assenza di strutture nazionali per la valutazione dei docenti e invece al ruolo del d.s. come leader pedagogico, responsabile degli insegnanti della propria scuola e delle misure per migliorarne la qualità». Opportune due osservazioni: a) Le risorse finlandesi dedicate alla scuola sono pari a UNA VOLTA E MEZZA quelle italiane: 7,2% del Pil a fronte del 4,8%. b) Qualche associazione di presidi italiani ne approfitterà per rivendicare il c.d. preside-manager, cioè maggiore autonomia, risorse e potere per i d.s. stessi (il c.d. preside-padrone o sceriffo, secondo alcuni).