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SCUOLA/ Regolamento, prove Invalsi, docenti: il cerchio non si chiude

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Come sempre più spesso succede nel mondo informatizzato, giungono contemporaneamente molteplici informazioni che si riconducono allo stesso tema ma che provengono da fonti molto diverse e si riferiscono a livelli di realtà spesso estremamente lontani tra loro. 

Applicando questa convinzione, ci pare interessante proporre l’accostamento di tre tipi di notizie riguardanti il tema della valutazione scolastica. 

1. Il Sistema nazionale di valutazione - La prima notizia riguarda l’approvazione, da parte del governo, del Regolamento sul Sistema nazionale di valutazione (Snv). Si tratta di un regolamento che dovrebbe realizzare il principio secondo cui spetta al ministero fissare gli indirizzi generali circa la valutazione degli alunni, il riconoscimento dei crediti e dei debiti formativi, e che si propone di fornire un impulso alle procedure di valutazione e autovalutazione degli istituti scolastici. 

Il maggiore problema legato a tale regolamento sta nel fatto che l’Snv dovrebbe essere il frutto della sinergia tra tre soggetti: l’Invalsi, l’Indire e il corpo ispettivo, le cui attribuzione sono però a tutt’oggi definite in modo non del tutto coerente. 

In particolare, l’indeterminatezza riguarda l’Indire. Nel corso degli ultimi anni questo ente ha subito  diverse denominazioni. Non si è trattato infatti di un semplice cambio di nome ma di mutamenti sostanziali nella mission: dalla documentazione pedagogica alla formazione degli insegnanti, alla predisposizione di piattaforme per l’apprendimento online, al supporto alla realizzazione dell’autonomia, al monitoraggio dei progetti ministeriali. Pare ora che si prospetti un recupero di quello che a nostro avviso ha sempre costituito il punto di forza di tale istituzione, cioè la formazione. 

A livello territoriale (anche se in modo disomogeneo nelle diverse regioni) gli Irrsae sono stati per lungo tempo un riferimento fondamentale per le scuole e gli insegnanti. Ora il nodo starà nel precisare a livello operativo in quale forma dovrà realizzarsi quell’azione di “supporto alle istituzioni scolastiche e formative nella definizione e attuazione dei piani di miglioramento della qualità dell’offerta formativa e dei risultati degli apprendimenti degli studenti” e soprattutto precisare quando ciò avverrà. 

In mancanza, rischia di essere poco produttivo che le scuole siano chiamate a realizzare azioni di autovalutazione e di valutazione di sistema senza disporre di strumenti, suggerimenti, strategie che possano orientarne preventivamente in modo corretto e soprattutto scientifico e rigoroso l’azione. La valutazione dovrebbe verificare il cambiamento che le scuole sono capaci di realizzare. Ma le condizioni che rendono possibile tale cambiamento e che necessariamente vengono molto prima della fase di valutazione continuano a rimanere imprecisate

Ci chiediamo soprattutto se possono essere formulate proposte di valutazione e autovalutazione in assenza di adeguate conoscenze del processo di apprendimento. Prima ancora di chiedersi come valutare gli allievi occorrerebbe forse chiedersi come farli apprendere e soprattutto occorrerebbe non inseguire le mode didattiche o ritenere che la digitalizzazione sia la panacea di tutti i mali. Le neuroscienze hanno permesso, nell’ultimo decennio, di disporre di molte conoscenze relative al modo con cui funzionano il cervello e la mente dei bambini e dei ragazzi, ma di tutto ciò poco è transitato agli insegnanti. 



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COMMENTI
09/04/2013 - Il carro davanti ai buoi e i presidi finlandesi (Vincenzo Pascuzzi)

1) Bell’articolo esaustivo. Mette a fuoco importanti punti critici ignorati dalla faciloneria ministeriale. 2) Miur invece vorrebbe porre il carro davanti ai buoi, che però non sono nemmeno tali ma ancora teneri vitellini! 3) L’Invalsi dovrebbe essere trasparente e verificabile, appare invece come una scatola nera e misteriosa, come un esecutore acritico di ordini e indicazioni ministeriali. Miur sembra avergli dato completa carta bianca. Basta vedere l’avanzata pervasiva dei test nelle varie discipline e fino all’esame di Stato. 4) Un aspetto non affrontato da A.R. (non era sua competenza) è quello dei costi o meglio del rapporto costi/benefici. Quante risorse (umane e soldi) assorbe l’Invalsi, quante l’effettuazione delle prove? Partiranno ancora da Frascati “21 Tir di carta”? Non c'è internet? 5) Conclude A.R.: «l’ottima riuscita degli studenti finlandesi nelle prove del Pisa si accompagni all’assenza di strutture nazionali per la valutazione dei docenti e invece al ruolo del d.s. come leader pedagogico, responsabile degli insegnanti della propria scuola e delle misure per migliorarne la qualità». Opportune due osservazioni: a) Le risorse finlandesi dedicate alla scuola sono pari a UNA VOLTA E MEZZA quelle italiane: 7,2% del Pil a fronte del 4,8%. b) Qualche associazione di presidi italiani ne approfitterà per rivendicare il c.d. preside-manager, cioè maggiore autonomia, risorse e potere per i d.s. stessi (il c.d. preside-padrone o sceriffo, secondo alcuni).