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SCUOLA/ Senza autonomia (e stato giuridico dei prof) addio Cambiamento

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Giorgio Napolitano (InfoPhoto)  Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

Con l’avvento della cosiddetta “seconda repubblica” (troppo somigliante alla prima per la riluttanza rispetto a verifiche di produttività ed efficacia) un ridisegno complessivo degli ordinamenti è stato effettuato ed è tuttora in fase di messa a regime. Non ricomincerei da capo, con ulteriori revisioni di ordinamenti e riscrittura di Indicazioni nazionali ma suggerirei di andare con decisione al cuore del problema, che sta tutto nella autonomia scolastica e nella sua autentica interpretazione, in termini di assunzione di responsabilità didattica ed organizzativa da parte delle scuole, cioè degli insegnanti.

Ciò  comporta in primo luogo un diverso rapporto con l’amministrazione in genere e con il Miur e quindi la messa a punto di organi di governo scolastico ripensati in rapporto ai compiti di programmazione, organizzazione e verifica dell’attività didattica che l’autonomia attribuisce non ad una “Scuola” astrattamente intesa, nel rigido contesto degli ordinamenti nazionali, ma a ciascuna “istituzione scolastica” che deve poter interpretare correttamente le situazioni reali in cui è chiamata ad agire, in vista dei risultati richiesti. Da ciò consegue l’urgenza di una coerente ridefinizione giuridica di doveri, diritti, competenze, obblighi di servizio, responsabilità degli insegnanti, che nella scuola dell’autonomia non può più essere quella della scuola tradizionale, dall’Unità d’Italia alla Prima ed anche alla Seconda repubblica. 

Infine, un nuovo profilo professionale e funzionale dei docenti, che apra la strada a remunerazioni premianti ed a sviluppi di carriere, anche perché sembra davvero illogico che una così grande conquista come l’autonomia scolastica non abbia avuto a tutt’oggi nessuna autentica ricaduta sulle condizioni di lavoro di chi la scuola la fa, giorno dopo giorno ed ha bisogno di poter programmare davvero l’attività didattica, per un più efficace e meglio personalizzato dialogo educativo e per apprendimenti più solidi.

La stessa rivoluzione digitale, con le sue molte problematiche sul versante formativo, fisico e psicologico dei discenti, oltre che di pratica concreta, a scuola e nello studio domestico, non potrà dare frutto solo in virtù di decreti ministeriali, per altro resi rigidi, necessari ed indispensabili per il semplice fatto che non si è ancora messo a posto un moderno sistema di decisione, di responsabilità e di verifica da parte dei docenti e delle scuole. 

Su questo terreno il Parlamento aveva già intrapreso nelle ultime legislature un percorso da riprendere urgentemente, con molta attenzione a ciò che può davvero cambiare la qualità dell’istruzione, proponendo tra l’altro ai giovani modelli professionali un po’ meno tristi, depressi, sovente rancorosi, quali sono spesso quelli costituiti dai docenti, massificati di fatto da una condizione, giuridica, sociale ed economica che solo apparentemente riconosce a tutti pari dignità (e trattamento) semplicemente perché non ne riconosce alcuna a nessuno.



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COMMENTI
01/05/2013 - parole e realtà (enrico maranzana)

“La messa a punto di organi di governo scolastico ripensati in rapporto ai compiti di programmazione, organizzazione e verifica dell’attività didattica che l’autonomia attribuisce .. a ciascuna istituzione scolastica” è una frase estemporanea. La sua formulazione avrebbe dovuto essere “Far funzionare gli esistenti organi di governo per programmare, organizzare e verificare…”. La questione su cui tutti glissano riguarda la ricerca del perché le disposizioni concepite per innovare il servizio scolastico siano fallite. Tra le molteplici cause è da iscrivere la mancanza di un lessico condiviso: educazione, autonomia, competenze, apprendimento sono termini che, a scuola, hanno un significato divergente rispetto a quello della legge. A tal proposito rimando in rete a: “On. Maria Chiara Carozza, non dimentichi d’esser donna di scienza”.