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SCUOLA/ Senza autonomia (e stato giuridico dei prof) addio Cambiamento

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Giorgio Napolitano (InfoPhoto)  Giorgio Napolitano (InfoPhoto)

Caro direttore,
il severo discorso del Presidente della Repubblica all’atto del Suo giuramento per la rielezione merita - da parte di chi ne ha condiviso lo spirito e la finalità - un’adesione fattiva. Ciascun cittadino e cittadina, a seconda della propria esperienza professionale, di lavoro e di cittadinanza attiva, non può non sentire il dovere di dare il proprio contributo, fatto non di generiche chiacchiere, perché francamente se ne sentono già troppe, ma di riflessione ed esperienza vissuta. Ciò d’altronde può risultare tanto più utile nel momento in cui si insedia un nuovo Governo che ha anche compiti costituenti. Nel caso della scuola si tratta in sostanza di un veloce bilancio su quanto è stato fatto in passato e di verifica di ciò che la Costituzione solennemente afferma, soprattutto per chiarire ciò che è stato poco attuato e ciò che va recuperato e attualizzato.  

Per quanto mi riguarda, posso affermare che la storia della mia vita è stata convintamente dedita alla scuola pubblica, compresa quella paritaria da quando è stata regolamentata, ed alla realizzazione degli ideali di consapevolezza e partecipazione civile che è doveroso proporre delle giovani generazioni, nel clima di libertà, responsabilità ed efficacia in cui la scuola deve muoversi.

Proprio l’esperienza mi ha fatto ritenere fondamentali la cura quotidiana del sistema scolastico ed aggiornamenti tempestivi, secondo una linea logica di sviluppo che sia in grado di promuovere la mobilità sociale e di interpretare puntualmente i bisogni d’istruzione e di preparazione alla vita attiva di tutti i soggetti in formazione, attraverso la valorizzazione della nostra complessa identità di popolo, dell’eccezionale patrimonio culturale ed artistico di cui siamo eredi, ed anche con oculata proiezione verso le conquiste della scienza, della tecnica, e della conseguente evoluzione dell’apparato economico e produttivo, non sempre e non da tutti ritenuti altrettanto “nobili” .

Tutto questo è già scritto nella Costituzione. Eppure la storia della scuola italiana, dall’avvento della Repubblica ad oggi, non testimonia davvero la costanza e lungimiranza d’impegno, da parte del governo, centrale e periferico, che sarebbero state necessarie per realizzare gli scopi voluti, e non certo perché siano mancate le risorse pubbliche, onestamente imponenti, soprattutto a fronte di riscontri di produttività sempre più inesistenti, dagli anni Settanta in poi.

Quando poi le risorse finanziarie hanno cominciato a ridursi per effetto della crisi, si è cominciato anche a riflettere sulla necessità di “verifiche” oggettive dei risultati che giustificassero la spesa, apparentemente improduttiva, per collocarla finalmente in una prospettiva di autentico “investimento”. Ed è questo il terreno su cui le forze politiche e la scuola si stanno confrontando, faticosamente.



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COMMENTI
01/05/2013 - parole e realtà (enrico maranzana)

“La messa a punto di organi di governo scolastico ripensati in rapporto ai compiti di programmazione, organizzazione e verifica dell’attività didattica che l’autonomia attribuisce .. a ciascuna istituzione scolastica” è una frase estemporanea. La sua formulazione avrebbe dovuto essere “Far funzionare gli esistenti organi di governo per programmare, organizzare e verificare…”. La questione su cui tutti glissano riguarda la ricerca del perché le disposizioni concepite per innovare il servizio scolastico siano fallite. Tra le molteplici cause è da iscrivere la mancanza di un lessico condiviso: educazione, autonomia, competenze, apprendimento sono termini che, a scuola, hanno un significato divergente rispetto a quello della legge. A tal proposito rimando in rete a: “On. Maria Chiara Carozza, non dimentichi d’esser donna di scienza”.