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SCUOLA/ Concorso ds, un'ingiustizia di Stato verso gli studenti

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Eppure, proprio per non farci mancare niente, bisogna riflettere ancora su un pericolo in agguato: non ci sarebbe da star tranquilli nemmeno se il Consiglio di Stato, entrando nel merito della questione delle “buste forse trasparenti”, decidesse che quello compiuto dall’Amministrazione nelle prove scritte del concorso (la mancata “prova finestra” sulle buste) sia da considerare un “errore scusabile”. 

No: mai tranquilli! L’art. 34 della Legge 1034/1971 prevede: “In caso di errore scusabile il Consiglio di Stato può rimettere in termini il ricorrente per proporre l'impugnativa al giudice competente, che deve essere indicato nella sentenza del Consiglio di Stato, o per rinnovare la notificazione del ricorso”. E se così sarà, quanto tempo ci vorrà per portare a conclusione la triste vicenda?

Una digressione, prima di concludere.

Anni fa, quando i miei figli erano bambini, leggevo e rileggevo loro una storia a fumetti dei Puffi, in cui il perfido Gargamella usava un terribile strumento (il turlipofono) il cui suono faceva cadere gli omini blu in un sonno senza risveglio, rendendoli così facile preda del cattivo. E sul Libro dei Rimedi di Grande Puffo c’era scritto: “Non c’è rimedio contro i danni del turlipofono”.

Non vorrei proprio essere scortese, ma mi sa che il Consiglio di Stato è il nostro turlipofono.

 Conosco l’avvocato di cui sopra. Conosco almeno due dei commissari. Conosco molti dei candidati, che hanno superato gli scritti e che non li hanno superati. Alcuni di loro sono miei amici (ho tanti amici, per fortuna). Non vi dico l’imbarazzo a prendere posizione. Eppure non posso esimermi dal commentare ancora la vicenda, a costo di allontanarmi da qualche amico, avvicinandomi però a qualche altro (non per preferenza personale, ma per amor del vero). Prendo, come ho sempre preso, la parte di chi ha superato le prove degli esami concorsuali. Se non altro come gesto in memoria dell’amico Salvatore, uno dei vincitori non vincitori, morto nell’attesa (vana) di veder riconosciuto il suo merito.

Giustizia vorrebbe che alle scuole della Lombardia si rendesse onore, a cominciare dal piccolo, necessario gesto di assegnar loro i dirigenti che hanno conquistato a fatica il titolo per poterle condurre – e i dirigenti occorrono per servire le scuole e gli alunni, non per fare gli inutili comandini. Ma forse non c’è chi abbia il coraggio di rendere questa Giustizia a chi ne ha bisogno (gli studenti delle scuole, prima ancora che i vincitori del concorso).

No, qui non siamo più alla favoletta dei Puffi. Là il lieto fine, a sorpresa, c’è stato. Qui viene, desolatamente, da parafrasare il grande Manzoni: “Dovremo aspettare i posteri per l’ardua sentenza?” Buona notte (della Giustizia).



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