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SCUOLA/ A Bologna la chiamano "difesa della scuola pubblica", ma è solo ideologia

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Piuttosto è per difendere una “cosa che è giusta”. E perché è giusto erogare risorse pubbliche per le scuole paritarie? Poiché il contributo ad un soggetto chi si organizza per fornire un servizio pubblico è indispensabile per la costruzione di una società che funzioni meglio. Certamente all’interno di precise regole di cui l’amministrazione rimane emanatrice e controllore: infatti le scuole che ricevono il contributo sono convenzionate con il comune. Non si tratta pertanto appena di “tollerare” i soggetti che nascono grazie a cittadini che si organizzano per erogare servizi pubblici, ma di “sostenere” tali soggetti (una bella definizione di sussidiarietà).

Sempre per questo motivo, ha fatto notare il sindaco, quando una cosa è giusta può essere condivisa e promossa anche da persone che appartengono a parti politiche opposte, senza che questo debba essere considerato un “inciucio”.

“Parità e autonomia: ritorniamo a Berlinguer” è stata la frase con cui il presidente Vittadini ha aperto il suo intervento, citando la legge che nel 2000 ha riconosciuto giuridicamente la parità tra scuole statali e non statali. Il presidente ha presentato alcuni dati relativi alle performance della scuola italiana, in confronto agli altri paesi europei. Performance non proprio brillanti (in termini di abbandono scolastico, ad esempio, l’Italia presenta dati superiori alla media europea, mentre le prove Invalsi evidenziano risultati inferiori alla media) ma soprattutto molto disomogenee all’interno del paese e delle classi sociali. A fronte di una spesa assolutamente rilevante: per quanto riguarda i costi relativi alla scuola dalle elementari alla maturità, l’Italia è tra i paesi in Europa con la spesa pro studente più alta (superiore alla Germania e alla Francia, per esempio). Il problema non è quindi spendere di più − come sottointende il quesito referendario − ma cercare di spenderli meglio cercando di migliorare il servizio scolastico. Tre le condizioni citate da Vittadini: la pluralità dell’offerta, l’autonomia nella scuola e della scuola, infine la possibilità di scelta di chi utilizza il servizio (si pensi ad esempio al sistema dei vaucher).

Questo approccio vale solo per la scuola? Anche su questo punto il sindaco Merola e Vittadini si sono trovati d’accordo: una concezione sussidiaria della gestione della cosa pubblica è uno strumento indispensabile per la costruzione del bene comune. È il percorso che in Europa e nel mondo molti paesi e società hanno intrapreso da tempo. E che io, da cittadino bolognese, spero continui anche nella mia città.  

Per informazioni e approfondimenti sul referendum: www.referendumbologna.it.



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