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UNIVERSITA’/ La Corte costituzionale boccia una norma della riforma Gelmini

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La Corte costituzionale ha deciso l’invalidità di un frammento della riforma dell’università della Gelmini. Secondo i giudici della consulta non si possono costringere i professori ad andare in pensione a 70 anni senza poter godere della proroga di ulteriori due anni prevista da un decreto del 1992. Tutto è nato da un docente che aveva fatto ricorso contro il provvedimento presso il Tar del Lazio e, in seguito, presso il Consiglio di Stato. Infine, la controversia è giunta al tribunale supremo. In particolare, è convinzione degli ermellini che la norma, sia priva di qualunque giustificazione. Non è contemplabile che solamente la categoria dei professori e dei ricercatori universitari debba subir una simile penalizzazione. Anzi: proprio per tale categoria si ravvisa, secondo i giudici, l’esigenza di mantenere in servizio personalità di grande esperienza in grado di fornire un contributo grazie alla loro professionalità nei vari settori. In sostanza, la norma aveva introdotto «una disciplina sbilanciata e irrazionale, che si pone in deciso contrasto il principio costituzionale del buon andamento dell'azione amministrativa». L’Anief, sindacato dei docenti, ha espresso soddisfazione, sostenendo che la sentenza rimette «ordine ad un sistema danneggiato da una evidente forzatura voluta dall'ex governo Berlusconi»



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