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SCUOLA/ Le facoltà a numero chiuso? Se test e "maturità" non bastano…

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Il voto di maturità, rispetto ad un test esterno standardizzato, è potenzialmente in grado di sintetizzare la complessità del giudizio di valutazione, assorbendo le diverse dimensioni, anche quelle meno visibili ma non per questo meno importanti (continuità, costanza nell’impegno, senso etico, ecc.), che concorrono a determinare la quantità e la qualità del lavoro svolto dallo studente nel corso della sua carriera. Questi stessi aspetti se da un lato riconoscono la ricchezza del giudizio di valutazione che si sostanzia nel voto di maturità, dall’altro ne portano alla luce un limite invalicabile: la sua soggettività. Tutto ciò è connaturato ai processi d’insegnamento-apprendimento che per quanto codificati in repertori di pratiche replicabili, formano una tecnologia indeterminata che richiede in chi la applica una certa tolleranza per l’incertezza e l’imprecisione. 

La soggettività del voto dell’insegnante emerge sistematicamente quando si confrontano i voti con i risultati conseguiti dagli studenti nei test standardizzati. Ad esempio, se si considera il voto in pagella dei quindicenni, distinti per area geografica (Nord, Centro e Sud), emerge una distribuzione statistica sostanzialmente sovrapponibile tra le diverse aree geografiche, leggermente a favore dei ragazzi del Sud. Per contro, se si considerano i risultati nei test standardizzati Ocse-Pisa, sempre con riferimento ai quindicenni, i divari sono statisticamente significativi, ma a favore dei ragazzi del Nord. Ad esempio, il divario è enorme tra i ragazzi del Nord Ovest (511 punti in media) e i ragazzi del Sud-Isole (456 punti in media). Queste differenze sono ampiamente documentate dai test Invalsi. Ad esempio, dalle prove Invalsi 2012 risulta che in Matematica la regione con il risultato più elevato è il Veneto, che supera di 35 punti la media della Sardegna, ossia la regione che consegue il risultato più basso. Peraltro, le differenze non riguardano soltanto le aree geografiche, ma anche le singole scuole e le diverse classi all’interno delle scuole.

La conseguenza del ragionamento che precede è che i test standardizzati sono necessari per controbilanciare la soggettività ineliminabile dei voti degli insegnanti, ma anche che il voto di maturità è necessario per dare conto realisticamente della complessità dei giudizi professionali di valutazione. Le nuove regole cercano di bilanciare le diverse esigenze in gioco, riconoscendo prudentemente un peso progressivo al voto di maturità, anche se questo non elimina del tutto il rischio paventato da molti studenti e cioè che dal nuovo sistema potrebbero trarre beneficio i ragazzi delle scuole portate a dare giudizi di valutazione di “manica larga”.



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