BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Le facoltà a numero chiuso? Se test e "maturità" non bastano…

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

L’approvazione di nuove regole (decreto ministeriale 334 del 24 aprile 2013) per le prove di ammissione ai corsi di laurea ad accesso programmato ha originato una vivace discussione sulla stampa e una diffusa preoccupazione all’interno delle famiglie e delle scuole.

Gli studenti manifestano apprensione per l’anticipo delle prove al 23-25 luglio per Medicina-Odontoiatria, Veterinaria e Architettura. Di fatto, per molti studenti, la preparazione per i test selettivi caricherà di ansie e incertezze un momento della propria vita che, a ragione, viene considerato determinante per le opzioni future non solo in ambito professionale.

Le principali novità introdotte con il decreto ministeriale n. 334 sono l’introduzione della graduatoria nazionale e il sostanziale ripensamento della struttura dei test.

Per ogni corso di laurea le graduatorie saranno uniche a livello nazionale. L’obiettivo è condivisibile se si pensa alle ingiustificate iniquità create dal precedente sistema di selezione. Uno studente, pur avendo superato il test con un punteggio superiore a quello dei candidati ammessi in un altro ateneo, poteva risultare escluso non in ragione del livello assoluto delle capacità dimostrate nel rispondere alle domande del test, ma a causa del posizionamento relativo penalizzante rispetto al livello medio di competenze di un particolare gruppo di pari.

Rispetto al passato, la prova conterrà un numero inferiore di quesiti (60 invece di 80) e avrà anche una minore durata (90 minuti invece di 120). Recependo le numerose e giustificate critiche che i quesiti di cultura generale avevano attirato negli anni passati, la nuova struttura ridimensiona significativamente questa parte dei test, riducendone il peso a 5 quesiti. Per contro, assumono maggiore consistenza i quesiti che testano le capacità di ragionamento logico-critico (25) e i quesiti relativi alle specifiche materie caratterizzanti il corso di laurea prescelto (30). 

Ma il punto che ha destato maggiori perplessità tra gli studenti riguarda il peso fino a 10 punti assegnato al voto conseguito all’esame di maturità. È previsto un “bonus di maturità” per gli studenti che conseguono un voto da 80 a 100, la cui entità dipende dal percentile nel quale si colloca lo studente, potendo variare da 4 punti se lo studente si colloca nel fascia più bassa (tra 80° e 85° percentile) fino a 10 punti se si colloca nella fascia più alta (dal 95° percentile in su). 

Il decreto dà attuazione ad una norma già prevista dall’ex ministro Fioroni nel 2007 che stabiliva di tenere conto della carriera scolastica dello studente. La ratio sottostante faceva e fa riferimento all’effetto di spiazzamento creato dai test universitari rispetto al valore legale dei titoli di studio. Non tenere conto del voto conseguito dallo studente produce una sostanziale delegittimazione sociale delle scuole e del lavoro degli insegnanti rispetto ad un’importante funzione di segnalazione e orientamento svolta dai sistemi d’istruzione. 



  PAG. SUCC. >