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SCUOLA/ Sestito (Invalsi): non siamo il metro assoluto, né vogliamo sostituire i prof

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Il dibattito internazionale però più che produrre una stasi delle applicazioni empiriche − attanagliati dal dubbio se esista o meno un metro universale definibile a-priori – sta semmai ampliando le stime di natura psicometrica a nuovi e più ambiziosi ambiti, il cosiddetto problem solving, ad esempio, già oggetto, anche in Italia, dell’indagine Pisa 2012. Gli sforzi sono poi nel migliorare gli strumenti di misurazione: la frontiera, verso cui anche Invalsi si sta muovendo e che sarà lo standard nell’indagine Pisa 2015 e che sarà anche sperimentato nelle prove che Invalsi già l’anno prossimo intende sviluppare per la V superiore, è nell’uso del computer, così da poter rendere adattivi e comunque più ricchi i test. 

Orbene, di fronte a questi sforzi e queste tendenze – a cui nel suo piccolo l'Invalsi partecipa − discettare se esista o meno un metro assoluto di un oggetto chiaramente definibile di nome competenze mi pare francamente poco utile. Certo, un metro assoluto non esiste e delle competenze si possono e si debbono dare tantissime definizioni, a seconda degli scopi degli esercizi di misurazione. Le rilevazioni standardizzate sugli apprendimenti predisposte da Invalsi non pretendono perciò l’impossibile, di essere il metro universale di tutto quanto uno studente dovrebbe sapere. Quel che si cerca di misurare è però chiaramente definito ex ante – nei Quadri di riferimento, che a loro volta hanno come riferimento le Indicazioni nazionali per il curricolo e non sono quindi frutto del delirio di onnipotenza di qualche tecnocrate – e il “metro” è tarato, su base psicometrica, sull'intera popolazione degli studenti italiani anziché nel giudizio soggettivo del singolo docente (riferito al suo piccolo gruppo di studenti). 

Questa valenza comparativa – che non hanno invece i voti attributi agli studenti nelle scuole italiane, che peraltro sono in media correlati con i risultati delle prove Invalsi all'interno di ciascuna classe, ma non necessariamente tra le diverse classi – e la natura assolutamente non nozionistica delle prove – a cui non ci si può allenare con esercizi di tipo esclusivamente mnemonico – sono il pregio, non piccolo, delle rilevazioni effettuate dall'Invalsi e restituite a tutte le scuole come strumento di lavoro e materiale di riflessione. 

Si tratta di pregi non piccoli, ma sia chiaro che Invalsi non pensa che si debba farne l’ombelico del mondo. Nessuno pensa infatti che basti guardare ai risultati delle prove Invalsi per individuare, e tanto meno per implementare, adeguati interventi di miglioramento della e nella singola scuola: nel costituendo Sistema Nazionale di Valutazione le prove sono solo uno stimolo, e non l'unico, d'un processo di autovalutazione e di eventuale valutazione esterna delle singole scuole che dovrà ragionare sul concreto modus operandi e non solo su questo o quel risultato della singola scuola; in ogni caso, per meglio comparare i risultati delle prove tra le diverse scuole già da questo anno si sono iniziate ad adoperare le informazioni, raccolte su base anonima, sul background socioculturale degli studenti e, in futuro, ci si concentrerà sull’evoluzione nel tempo degli apprendimenti. 



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COMMENTI
14/05/2013 - Risposta elusiva (seguito) (Giorgio Israel)

Mi dispiace, ma è proprio quel che viene contestato ritenendo che non vi sia barba di psicometria che garantisca l'oggettività. Nel concreto, i piedi su cui tutto cammina sono i test che l'Invalsi prepara (altrimenti saremmo nel regno delle nuvole), e spesso questi test sono pessimi, quantomeno discutibili (altro che garanzia di conclusioni oggettive!). Né vi sono Quadri o Indicazioni nazionali che giustifichino test che, per esempio, nelle primaria, riflettono un'idea astratta e confusa del bambino. Questo siamo in molti ad averlo sostenuto su esempi specifici, con argomenti dettagliati, e a questo bisogna rispondere. Qui si manifesta l'effettiva disponibilità a non sottrarsi alla valutazione del proprio operato e a "vivere dell'interlocuzione col mondo esterno". Il fatto che siano stati somministrati test, per esempio di matematica, giudicati molto negativamente da persone che hanno competenze di certo non inferiori a quelle di cui dispone l'Invalsi, dovrebbe suscitare una reazione attenta e preoccupata. Non vale vantare la ricerca di "crescente spessore analitico" che si svolge dietro le porte dell'Istituto, se da questa fucina escono simili risultati. Né vale vantare i bandi di idee, se gravitano attorno alla stessa ideologia secondo cui un mix di psicometria e di statistica è la pietra filosofale di una valutazione oggettiva – quale che sia la qualità dei test preparati, tanto i contenuti e le competenze dei consulenti nelle materie specifiche sono l'ultimo dei problemi.

 
14/05/2013 - Risposta elusiva (Giorgio Israel)

Neppure io desidero entrare in singola tenzone col dott. Sestito. Mi limito quindi a un breve commento. Non trovo argomenti di merito nella sua replica salvo il dire che le mie posizioni non sono le uniche al mondo: e ci mancherebbe altro, per esempio ci sono quelle del dott. Sestito… Se si esprimono delle tesi è per avere una risposta sul merito, e non per sentirsi dire l'ovvietà che trattasi di opinioni, o che trattasi di disquisizioni sui massimi sistemi, come se da una parte stesse la concretezza e dall'altra l'astrattezza. È un artifizio dialettico che nasconde la situazione opposta, visto che poi ci si produce in affermazioni da massimi sistemi, e anche alquanto fumose, come quella secondo cui il dibattito internazionale starebbe «ampliando le stime di natura psicometria a nuovi e più ambiziosi ambiti». In parole povere, c'è chi mira a stimare psicometricamente il problem solving. Ma lo sappiamo, e stiamo proprio contestando che questo abbia senso! E questo è un tema concreto, non astratto, su cui bisogna rispondere confrontandosi con le obiezioni e con gli esempi proposti. Né basta asserire apoditticamente che «il metro è tarato su basi psicometriche, sull'intera popolazione degli studenti anziché nel giudizio soggettivo del singolo docente». Un'affermazione anche questa fumosissima da cui ricaviamo soltanto che con l'uso della parola "psicometrico" (come fosse sinonimo di "verità") si vuol dare per certezza assodata che i giudizi dell'Invalsi sono "oggettivi ". (segue)