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SCUOLA/ Sestito (Invalsi): non siamo il metro assoluto, né vogliamo sostituire i prof

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Tantomeno si immagina che le prove Invalsi debbano sostituire le normali valutazioni dei singoli studenti, di tipo più complessivo, effettuate dai docenti: le prove considerano solo alcuni aspetti ed ambiti (la comprensione della lettura ma non la produzione di testi, ad esempio); basate ancora su strumenti cartacei, e quindi ben lontane da un modello adattivo, le prove hanno necessariamente una durata breve e contengono domande sia difficili che molto facili, atte a “coprire” sia i più bravi che i meno bravi, e  non approfondiscono l'analisi del puntuale livello di abilità del singolo studente. Anche per questi motivi l'Invalsi non pubblica i risultati delle singole scuole: si vuole evitare di dare eccessiva enfasi a quel che si misura rispetto al tanto che non si misura.

Quindi sappiamo che non esiste il “metro” universale. Più che discettare sui massimi sistemi, crediamo utile discutere su cosa migliorare, nei contenuti e negli utilizzi delle rilevazioni standardizzate degli apprendimenti. Ci piacerebbe che su questo − sul come andare oltre le peraltro non poche “novità” già messe in cantiere – si discutesse e si criticasse l’operato dell’Istituto. 



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COMMENTI
14/05/2013 - Risposta elusiva (seguito) (Giorgio Israel)

Mi dispiace, ma è proprio quel che viene contestato ritenendo che non vi sia barba di psicometria che garantisca l'oggettività. Nel concreto, i piedi su cui tutto cammina sono i test che l'Invalsi prepara (altrimenti saremmo nel regno delle nuvole), e spesso questi test sono pessimi, quantomeno discutibili (altro che garanzia di conclusioni oggettive!). Né vi sono Quadri o Indicazioni nazionali che giustifichino test che, per esempio, nelle primaria, riflettono un'idea astratta e confusa del bambino. Questo siamo in molti ad averlo sostenuto su esempi specifici, con argomenti dettagliati, e a questo bisogna rispondere. Qui si manifesta l'effettiva disponibilità a non sottrarsi alla valutazione del proprio operato e a "vivere dell'interlocuzione col mondo esterno". Il fatto che siano stati somministrati test, per esempio di matematica, giudicati molto negativamente da persone che hanno competenze di certo non inferiori a quelle di cui dispone l'Invalsi, dovrebbe suscitare una reazione attenta e preoccupata. Non vale vantare la ricerca di "crescente spessore analitico" che si svolge dietro le porte dell'Istituto, se da questa fucina escono simili risultati. Né vale vantare i bandi di idee, se gravitano attorno alla stessa ideologia secondo cui un mix di psicometria e di statistica è la pietra filosofale di una valutazione oggettiva – quale che sia la qualità dei test preparati, tanto i contenuti e le competenze dei consulenti nelle materie specifiche sono l'ultimo dei problemi.

 
14/05/2013 - Risposta elusiva (Giorgio Israel)

Neppure io desidero entrare in singola tenzone col dott. Sestito. Mi limito quindi a un breve commento. Non trovo argomenti di merito nella sua replica salvo il dire che le mie posizioni non sono le uniche al mondo: e ci mancherebbe altro, per esempio ci sono quelle del dott. Sestito… Se si esprimono delle tesi è per avere una risposta sul merito, e non per sentirsi dire l'ovvietà che trattasi di opinioni, o che trattasi di disquisizioni sui massimi sistemi, come se da una parte stesse la concretezza e dall'altra l'astrattezza. È un artifizio dialettico che nasconde la situazione opposta, visto che poi ci si produce in affermazioni da massimi sistemi, e anche alquanto fumose, come quella secondo cui il dibattito internazionale starebbe «ampliando le stime di natura psicometria a nuovi e più ambiziosi ambiti». In parole povere, c'è chi mira a stimare psicometricamente il problem solving. Ma lo sappiamo, e stiamo proprio contestando che questo abbia senso! E questo è un tema concreto, non astratto, su cui bisogna rispondere confrontandosi con le obiezioni e con gli esempi proposti. Né basta asserire apoditticamente che «il metro è tarato su basi psicometriche, sull'intera popolazione degli studenti anziché nel giudizio soggettivo del singolo docente». Un'affermazione anche questa fumosissima da cui ricaviamo soltanto che con l'uso della parola "psicometrico" (come fosse sinonimo di "verità") si vuol dare per certezza assodata che i giudizi dell'Invalsi sono "oggettivi ". (segue)