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SCUOLA/ Uno studente: ministro Carrozza, ci salvi dal "bonus maturità" di Profumo

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Francesco Profumo (InfoPhoto)  Francesco Profumo (InfoPhoto)

Caro direttore,

tanto criticati e odiati da noi studenti, considerati come un muro spesso invalicabile per la particolarità (e a volte l’assurdità) dei quesiti, sono i test d’ammissione alle facoltà a numero chiuso (medicina, odontoiatria, ecc.). Spesso in passato si è parlato di usare criteri diversi finalizzati alla selezione degli studenti per l’accesso a gran parte delle università statali e private e si è cercato di inviduare percorsi differenti nella selezione delle future matricole, senza però giungere a una riforma condivisa dalle diverse parti interessate. 

Il ministro dell’Istruzione Profumo, in carica durante il governo Monti, ha modificato le norme relative a tali test, in particolare adottando due provvedimenti: l’anticipazione dei test da settembre a luglio e l’istituzione del “bonus maturità” approvato al termine del proprio mandato. Con la prima, Profumo ha suscitato l’ira degli studenti, non per ragioni pregiudiziali, ma per un fatto fondamentale: i test di ammissione si basano soprattutto su contenuti affrontati durante il terzo e il quarto anno del percorso scolastico, mentre l’esame di maturità sui programmi del quinto anno. Ciò significa che studenti come me, non avendo come negli anni passati un arco temporale (dal termine della maturità al test di ammissione a settembre) utile per riprendere argomentazioni precedentemente approfondite, devono studiare contemporaneamente sia per l’esame di Stato sia per sostenere il test di ammissione. E non è un fatto irrilevante, considerando l’ingente carico di studio. 

Accanto a ciò nell’ultimo mese (mentre gli studenti sono impegnati a ripianare le medie scolastiche, non potendo così manifestare) il ministro Profumo ha assunto un altro provvedimento, al termine del suo mandato di governo: il “bonus maturità”. Tale bonus consente agli studenti che alla maturità ottengono una valutazione superiore a 80/100 di ottenere fino a 10 punti bonus che si sommano al punteggio risultante dal test. Noi studenti in questo caso non contestiamo in particolare il contenuto del provvedimento, che è anche condivisibile in quanto premia il percorso scolastico, ma ne critichiamo l’applicazione! Esso infatti, se applicato in questo modo, implica un pesante svantaggio per gli studenti del nord poiché tutte le statistiche dimostrano come le valutazioni dell’esame di Stato sono nel sud decisamente superiori. Sarà forse che il quoziente d’intelletto degli studenti del nord è forse inferiore? A voi il giudizio. 

Considerando il fatto che anche un solo punto in più può permettere al candidato di avanzare fino a cento posizioni nella graduatoria, noi studenti manifestiamo il nostro dissenso nei confronti di un provvedimento che nei fatti ci penalizza. La nostra non è assolutamente una critica agli studenti delle altre regioni del sud, è invece una critica al sistema! Il quale, paradossalmente, danneggia anche l’immagine degli amici del sud. 



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COMMENTI
15/05/2013 - Le due Italie 2 (Ruber Valentina)

Il ministero si rende conto delle ricadute che tale novità avrà sul comportamento delle commissioni scolastiche, laddove esse sono già molto ottimiste? E’ giusto? Non è meglio lasciare le cose come stanno? I detrattori del test pensano che sia equo penalizzare chi è più onesto? Sì, bandita ogni forma di fastidiosa retorica, ho scritto “onesto”; e aggiungo anche chi studia di più nel contesto di un sistema emi-italico, certamente non perfetto, ma più virtuoso. Ovviamente (mi pare superfluo specificarlo) le eccellenze sono equamente distribuite in TUTTA Italia, ma la docimologia, che altro non è che l’anello di una catena rispettivamente virtuosa e viziosa, rispecchia le due Italie. È ovvio che sarebbe preferibile poter fare affidamento sul voto di diploma, ma non si possono ignorare dati che muovono tutti nella stessa direzione illustrando una radicata tendenza: bisogna prenderne atto e incentivare comportamenti virtuosi e DISincentivare comportamenti viziosi. Non è affatto giusto che qualcuno per farcela debba dimostrare di essere molto più bravo del suo concorrente oppure che qualcuno, pur più bravo, venga escluso da un concorrente beneficiario di valutazioni gonfiate; non è neppure utile all’Italia nel suo complesso…

 
15/05/2013 - Le due Italie 1 (Ruber Valentina)

Il fenomeno rilevato da Rossignoli a proposito dell’accesso ai corsi di laurea a numero chiuso funesta ogni livello e ogni ambito in Italia. Per esempio, nel concorso per docenti in corso la percentuale di promozione e i punteggi al test oggettivo sono inversamente proporzionali al tasso di promozione e ai punteggi del successivo scritto e dell’orale che comportano una valutazione soggettiva. I risultati del test di accesso al Tfa hanno avuto il medesimo andamento regionale del test concorsuale e dei test di accesso ai corsi di laurea (andamento regionale inversamente proporzionale alle valutazioni soggettive scolastiche e universitarie). Per fortuna concorso e Tfa si esplicano a livello regionale (comunque in passato, quando non si applicavano le soglie per accedere all'abilitazione, il Mezzogiorno ha prodotto uno spropositato numero di insegnanti abilitati, poi confluiti nelle GaE del Nord). I dati combaciano (si può anche individuare la regione maglia nera di Italia) e la convergenza non può non apparire significativa. Sulla base del punteggio riportato nel test gli studenti dell’Italia meridionale sarebbero penalizzati nell’accesso ai corsi di laurea (lo dimostrano le ipotetiche graduatorie nazionale degli anni passati, le quali fotografano l’Italia), ecco che li si soccorre introducendo il fattore distorsivo che è il voto di diploma, onde evitarne l’esclusione.