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SCUOLA/ Ugolini: si può migliorarla senza conoscerla?

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I grafici analitici che rappresentano il territorio italiano, presentati dal rapporto Invalsi sia nel 2011 sia nel 2012, sono molto efficaci e non lasciano dubbi in proposito (1). Questo significa che un bambino che parte come gli altri il primo anno della primaria, se ha la “sfortuna” di entrare nella scuola sbagliata e nella classe sbagliata, è penalizzato per tutta la vita perché avrà un ritardo difficilmente colmabile. Questo significa che la scuola non garantisce pari opportunità a tutti, che il livello socioculturale di partenza continua ad essere il fattore preponderante per i risultati e che quindi la scuola perpetua le differenze, anzi le accentua e smette di essere un ascensore sociale. Il numero di ragazzi che non studiano, non lavorano e non cercano un’occupazione chiedono urgentemente di cambiare rotta. 

Perché a parità di condizioni alcune scuole fanno meglio di altre? Perché alcune regioni hanno un tasso di dispersione maggiore rispetto ad altre, non essendoci un problema di fondi e di caratteristiche della popolazione? Occorre partire da quello che accade in ogni singola scuola. Per questo è necessario un Sistema Nazionale di Valutazione. Occorre mettere le singole scuole e le strutture formative nelle condizioni di capire i propri punti di forza e di debolezza per poter mettere a frutto tutto il proprio potenziale. Lo scopo è che ogni famiglia italiana, ovunque abiti, di qualunque estrazione sociale sia, possa avere una scuola e una formazione di qualità per i propri figli. A chi manda il proprio figlio in una scuola non interessa che vada bene la scuola italiana in generale, interessa  innanzitutto che vada bene “quella” scuola .

Gli amici e i nemici della valutazione − Davanti a questi dati si può decidere di non vedere e di rimanere nello status quo. I nemici della valutazione (e quindi del miglioramento) sono sostanzialmente due.

Il primo è la presunzione. Raramente impariamo ciò che crediamo già di sapere. La presunzione del singolo docente bravo – come lui non c’è nessuno –, la presunzione del singolo dirigente qualificato – come me non c’è nessuno –, la presunzione di una scuola efficiente che dice “come me non lavora nessuno”, la presunzione di chi governa a livello centrale e periferico senza partire dai dati, senza rispettare la realtà. Anche di fronte ai primi esiti delle prove Pisa successe così: si disse che erano quiz per studenti abituati ad una scuola di tipo anglosassone, prove non adatte ai nostri ragazzi abituati ad altre modalità di verifica con un altro spessore culturale, capaci di mettere alla prova le capacità critiche; salvo poi scoprire che alle domande più meccaniche i nostri studenti rispondevano bene, mentre alle domande aperte in cui dovevano argomentare e dare pareri motivati, non rispondevano nemmeno.

Il secondo nemico della valutazione è la parzialità, quell’abitudine che porta a non cercare in modo costante di tener conto di tutti i fattori della realtà. Non c’è solo la “tua” scuola, il “tuo” alunno, la “tua” classe con i “suoi” “livelli medi”: esiste il mondo.

Anche gli amici della valutazione e del desiderio di migliorare sono sostanzialmente due. Il primo è il desiderio di farsi mettere in discussione, di rendersi conto, di tenere gli occhi aperti, di paragonarsi, di capire se c’è qualcuno da cui imparare. Il secondo è non smettere mai di usare la categoria della possibilità, non dire mai “non c’è più niente da fare”.

Questa apertura è essenziale per la scuola. Dopo 10, 15, 25 anni insieme, si può annidare, anche tra insegnanti che condividono uno stesso orizzonte educativo e che hanno sempre lavorato insieme, il virus dello scetticismo, quel tarlo per cui si smette di sperare che possa accadere qualcosa di nuovo e di significativo. Gli insegnanti lo sanno bene: quando all’interno di una classe con gli studenti viene meno questa apertura, questo credito dato all’altro a priori, ogni ora diventa pesante. È quello che accade in una classe o in una scuola, può accadere in un intero Paese.



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COMMENTI
18/05/2013 - Appunto... (Enrico Gori)

Da specialisti della scuola come voi ci si sarebbe attesi azioni intelligenti ed incisive per migliorare la situazione. L'ultimo articolo di SERGIO BIANCHINI evidenzia un problema serio che, probabilmente, sta alla radice dei cattivi risultati: il gigantismo del curriculum, che poi, si lega all'eccesso di personale docente evidenziato in una recente ricerca dello scrivente. Invece no! Avete pensato bene di sviare l'attenzione, sollevando polveroni sulla questione dei test e della valutazione che, purtroppo, è questione tecnica e va lasciata ai tecnici. I test oggettivi esistono, e purtroppo per voi, hanno una valenza generale in tutti i paesi. E purtroppo per voi dicono che i giovani di questo paese, nelle discipline fondamentali, quelle che sarebbero presenti in qualsiasi curriculum (gigante o meno) stanno troppo indietro. E questo è e costituirà per il futuro uno dei freni allo sviluppo... purtroppo... per tutti noi.

 
16/05/2013 - Appunto... (Giorgio Israel)

Si può migliorare la scuola senza conoscerla? Certo che no. Eppure c'è chi pretende di farlo "somministrando" certi test che, ancor più che dimostrare che non si conosce la scuola, dimostrano che non si è mai avuto a che fare con un bambino "reale" bensì soltanto con l'immagine di un bambino fabbricata in una fucina teorica.