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SCUOLA/ Ugolini: si può migliorarla senza conoscerla?

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Avere un Sistema Nazionale di Valutazione è fondamentale per capire come si sta lavorando, come stanno operando gli altri, che cosa si può fare per cambiare. Penso che molte resistenze alla costruzione di questa infrastruttura fondamentale del Paese nascano da una mancanza di consapevolezza dell’utilità che può avere la valutazione. Diceva Seneca “nessun vento è favorevole alla vela della barca di chi non sa dove andare”, ma per sapere dove andare occorre anche sapere anche dove si è, e aver chiaro quale è la meta che vale la pena raggiungere.

Importanza di un punto di riferimento esterno per conoscere − Tre anni fa con la mia scuola abbiamo costruito un bilancio di missione per rendere conto delle nostre scelte e dei nostri risultati alle famiglie, alla città, alle istituzioni. Fin dall’inizio ci siamo scontrati con il problema di definire un quadro di riferimento in base al quale fosse possibile raccontare il lavoro svolto negli anni ed il valore aggiunto offerto agli studenti in termini di crescita umana, culturale e professionale, avendo un benchmark di riferimento esterno. Faccio un esempio: nella mia scuola tutti i ragazzi iscritti al quarto anno sostengono l’esame di certificazione esterna delle competenze linguistiche, il First Cambridge e il 70% lo supera. Era però impossibile far capire ai genitori e agli studenti quanto questo risultato fosse buono, perché non esisteva un dato di riferimento esterno che esplicitasse in modo chiaro che questi risultati erano migliori rispetto, ad esempio, ad altri studenti della stessa Regione.

Non si può migliorare senza sapere che cosa va e che cosa non va. Non bastano le impressioni, le voci di corridoio. È lo stesso principio di quando si correggono i compiti degli studenti: il giudizio che compare in certi elaborati “non sai scrivere”, non ha senso. È un disastro quando i docenti non usano la valutazione di un compito per far capire in modo preciso ai ragazzi i loro punti di forza e di debolezza e qual è la strada da intraprendere per cambiare. Quello che è vero per i ragazzi è vero anche per noi adulti! Ma non basta nemmeno sapere che c’è un problema, se non si può quantificarlo. Il tasso di assenteismo in una certa scuola è “alto”: ma quanto? Perché se è il doppio della media nazionale allora ha profili inquietanti e bisogna assolutamente intervenire. 

Occorre conoscere per dare un giudizio e valutare. Ma la conoscenza è sempre qualcosa che scardina quello che si sa già, altrimenti non è conoscenza. Per questo è impossibile fare una valutazione del proprio lavoro senza avere fin dall’inizio un punto di paragone esterno. L’Italia non ha mai avuto una tradizione di studi quantitativi per quanto riguarda la scuola: abbiamo una tradizione di indagini qualitative, che guardano più all’offerta e ai processi che agli esiti. Abbiamo investito di più nel dare strumenti che nel monitorare e ottimizzare il loro uso (penso alle dotazioni multimediali di certe scuole, utilizzate spesso al di sotto delle loro potenzialità). Anche l’idea che l’Invalsi sia una “fabbrica di dati” ci inquieta, tanto che la funzione dell’Invalsi è stata letta spesso in chiave negativa, come un pericolo per la libertà dell’insegnamento, per l’ampiezza della proposta culturale e per la personalizzazione del percorso educativo.

I dati Invalsi sugli apprendimenti non sono solo “numeri” (percentuali, pesi, tassi di difficoltà, coefficienti di validità ecc.) che riducono la reale portata educativa della scuola. Anzi proprio perché i risultati sono tratti da prove concrete, gli esiti di queste prove finiscono con l’aiutare i singoli insegnanti, i consigli di classe, i dipartimenti, i collegi docenti, a fare una diagnosi anche a livello didattico.



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COMMENTI
18/05/2013 - Appunto... (Enrico Gori)

Da specialisti della scuola come voi ci si sarebbe attesi azioni intelligenti ed incisive per migliorare la situazione. L'ultimo articolo di SERGIO BIANCHINI evidenzia un problema serio che, probabilmente, sta alla radice dei cattivi risultati: il gigantismo del curriculum, che poi, si lega all'eccesso di personale docente evidenziato in una recente ricerca dello scrivente. Invece no! Avete pensato bene di sviare l'attenzione, sollevando polveroni sulla questione dei test e della valutazione che, purtroppo, è questione tecnica e va lasciata ai tecnici. I test oggettivi esistono, e purtroppo per voi, hanno una valenza generale in tutti i paesi. E purtroppo per voi dicono che i giovani di questo paese, nelle discipline fondamentali, quelle che sarebbero presenti in qualsiasi curriculum (gigante o meno) stanno troppo indietro. E questo è e costituirà per il futuro uno dei freni allo sviluppo... purtroppo... per tutti noi.

 
16/05/2013 - Appunto... (Giorgio Israel)

Si può migliorare la scuola senza conoscerla? Certo che no. Eppure c'è chi pretende di farlo "somministrando" certi test che, ancor più che dimostrare che non si conosce la scuola, dimostrano che non si è mai avuto a che fare con un bambino "reale" bensì soltanto con l'immagine di un bambino fabbricata in una fucina teorica.