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SCUOLA/ Ugolini: si può migliorarla senza conoscerla?

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Quando nel 2008, con Piero Cipollone, allora presidente dell’Invalsi, abbiamo realizzato il primo piano di informazione sulle indagini internazionali nelle quattro regioni dell’Obiettivo convergenza (Sicilia, Campania, Calabria, Puglia ) ed esponevamo i risultati, le reazioni all’inizio erano molto negative. Quando, però, mostravamo dove erano crollati i loro studenti, che cosa non erano riusciti a risolvere, quali erano i quesiti che avevano omesso, quelle reazioni di rifiuto preconcetto scomparivano perché era evidente che i loro studenti si erano bloccati di fronte a domande semplicissime in cui era già presente la risposta e si erano trovati disarmati davanti alla richiesta di esprimere un giudizio scrivendo tre frasi.

La conseguenza di questa riflessione sulla scuola non è stata quella di provocare l’effetto negativo di allenarsi ai test, ma ha fatto vedere come sia importante lavorare anche su testi come quelli espositivi esplicativi (come sono poi i manuali scolastici), tipologie poco familiari ai nostri studenti; oppure sulle domande aperte, che richiedono ragionamento, o su aspetti importanti della matematica poco praticati a scuola.

L’avvio delle rilevazioni esterne degli apprendimenti in matematica e italiano, iniziata nell’anno scolastico 2008-2009, ha permesso di acquisire queste ed altre informazioni anche su altri livelli, ha consentito  di restituire a tutte le scuole i propri risultati, item per item, classe per classe, e di dare informazioni sulla collocazione di ogni scuola rispetto alla media nazionale, alla macro-area e alla regione, e permette alle scuole di paragonarsi con scuole che hanno lo stesso background socio-culturale (quello che incide maggiormente sui risultati).

La possibilità di avere dei dati capillari è fondamentale. È importante, infatti, che il paragone avvenga proprio nel livello in cui ogni mattina si fa scuola. 

Il Regolamento SNV − In questi ultimi anni, come Paese, sono stati fatti dei passi in avanti importanti per la costruzione di un Sistema Nazionale di Valutazione delle scuole. Il Regolamento giunto alla sua ultima versione durante il governo Monti segna il punto di arrivo di un percorso cominciato da più di dodici anni. L’articolo 6 sintetizza il percorso che verrà chiesto a tutte le scuole italiane. Ogni istituzione scolastica dovrà costruire un proprio rapporto di autovalutazione sulla base di un quadro di riferimento comune, i cui indicatori non siano solo i risultati di apprendimento di italiano e di matematica dell’Invalsi, ma anche gli esiti degli scrutini, il numero degli studenti diplomati con la votazione conseguita all’esame, gli studenti che hanno abbandonato, che si sono trasferiti, i risultati conseguiti negli ordini di scuola successivi, le esperienze lavorative, gli stage, il proseguimento degli studi con la frequenza all’università, il tasso di assenze di docenti e studenti, il tasso di turn over; ma anche delle informazioni, che possono essere reperite solo dalle scuole, chiedendo direttamente ai genitori attraverso questionari genitori–studenti–insegnanti.

Il progetto Vales (Valutazione e Sviluppo) sta mettendo a punto le fasi necessarie per dare attuazione al regolamento e per definire al meglio gli strumenti e le modalità di sviluppo del Sistema. Sono state più di 1000 le scuole che hanno chiesto di partecipare, 300 sono state selezionate per partecipare a tutte le fasi del progetto, e altre 200 hanno chiesto di utilizzare gli strumenti messi a disposizione. Anche gli 850 dirigenti scolastici di nuova nomina hanno utilizzato, nel loro piano di formazione, gli strumenti del progetto Vales, per realizzare il rapporto di autovalutazione sulla propria scuola. In definitiva, oltre 1300 scuole stanno di fatto anticipando e sperimentando le fasi interne al Regolamento del Snv, dimostrando che esiste un grande interesse nei confronti di questo tema, di cui si sente la necessità.

La scuola al centro − Al centro del Regolamento c’è la scuola nella sua autonomia. La scuola con la sua capacità di conoscersi, di autovalutarsi e di pensare un proprio percorso di miglioramento, per sviluppare tutto il proprio potenziale. All’interno del Regolamento la scuola è guardata come un sistema complesso in cui è fondamentale interrogarsi su quel che fa, confrontandosi con le altre scuole per capire come migliorare. Sarebbe sbagliato valutare la scuola solamente a partire dagli esiti delle rilevazioni esterne degli apprendimenti Invalsi. Infatti la scuola è un sistema troppo complesso per essere ricondotto ai soli risultati di alcune prove in italiano e matematica.



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COMMENTI
18/05/2013 - Appunto... (Enrico Gori)

Da specialisti della scuola come voi ci si sarebbe attesi azioni intelligenti ed incisive per migliorare la situazione. L'ultimo articolo di SERGIO BIANCHINI evidenzia un problema serio che, probabilmente, sta alla radice dei cattivi risultati: il gigantismo del curriculum, che poi, si lega all'eccesso di personale docente evidenziato in una recente ricerca dello scrivente. Invece no! Avete pensato bene di sviare l'attenzione, sollevando polveroni sulla questione dei test e della valutazione che, purtroppo, è questione tecnica e va lasciata ai tecnici. I test oggettivi esistono, e purtroppo per voi, hanno una valenza generale in tutti i paesi. E purtroppo per voi dicono che i giovani di questo paese, nelle discipline fondamentali, quelle che sarebbero presenti in qualsiasi curriculum (gigante o meno) stanno troppo indietro. E questo è e costituirà per il futuro uno dei freni allo sviluppo... purtroppo... per tutti noi.

 
16/05/2013 - Appunto... (Giorgio Israel)

Si può migliorare la scuola senza conoscerla? Certo che no. Eppure c'è chi pretende di farlo "somministrando" certi test che, ancor più che dimostrare che non si conosce la scuola, dimostrano che non si è mai avuto a che fare con un bambino "reale" bensì soltanto con l'immagine di un bambino fabbricata in una fucina teorica.