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SCUOLA/ Il nozionismo buono, quello cattivo e i suoi "complici"

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La demonizzazione fatta per ragioni politiche dell’apprendimento tradizionale, basato sulla classica lezione a classe intera seguita dalle interrogazioni e dal compito in classe, è stata tale da oscurare una verità elementare: nella scuola di oggi non possiamo eliminare il lavoro d’aula a classe intera.  Il lavoro tradizionale per mille motivi resta ancora necessario ed utile seppure con i suoi limiti, il maggiore dei quali è la rigidità e la scarsa personalizzazione dell’apprendimento a fronte di alunni molto diversi nella classe. Ma Il lavoro didattico su piccoli gruppi, quello mirato anche su singoli e tutte le altre forme di didattica innovativa ormai consolidate ed esaltate (a parole), relative alla personalizzazione dell’apprendimento, in realtà ristagnano come tutto il resto. 

L’antinozionismo inoltre ha imposto un’enfasi eccessiva e collegamenti meccanici, a volte astrusi, sulla relazione tra sapere e saper fare, tra conoscenze e competenze, tra bagaglio culturale necessario per il futuro ed attualizzazione dell’apprendimento.

Ancora una volta l’estremizzazione, in presenza dell’inettitudine organizzativa dei vertici della scuola e del crollo della qualità dei docenti, ha prodotto in basso, negli istituti scolastici, antitesi paralizzanti e fatto sì che si sviluppi − ma nell’ombra, e con un senso vago di inquietudine e in certi casi di vergogna dei docenti − ciò che sembrerebbe fuori moda, il “nozionismo più bieco”, magari mascherato dal… computer.

La destinazione di una quota consistente del curricolo a stages diluiti in tutto il corso dell’anno, ad esempio, non decolla. E nemmeno un contrasto vero e forte, con metodologie ben note in tutta Europa, alla progressiva e da noi disperata licealizzazione. 

Certo, questo ritorno al nozionismo nella scuola avviene oggi (ma fino a quando?) nascostamente, ma quasi a furor (furorino, silenzio assenso) di popolo, dopo l’ubriacatura pluridecennale di ricerche infinite e di viaggi cosmici senza ritorno. Come al solito tutto avviene fuori da una reale capacità di governo della scuola,  come moda, o come alternativa allo sfinimento, come tendenza dal basso o suggestione gratuita dall’alto o entrambe le cose insieme. 

Non esiste ancora  una definizione, se non del tutto generica, delle conoscenze e competenze minime da acquisire da parte degli alunni (e da erogare, accertare e quindi certificare da parte dei docenti) a livello nazionale per le varie annualità scolastiche e per i vari ordini di scuola. Da qualche anno con Invalsi e continue precisazioni e variazioni dei programmi il ministero cerca di farlo, ma si avanza poco e le polemiche sono infinite. 

Le materie su cui si tenta di aprire una precisazione ed un accertamento più stringenti, con risultati ancora nulli, sono italiano, matematica ed inglese. La mia tesi è che il curricolo nazionale obbligatorio dovrebbe concentrarsi su queste materie lasciando alle aree territoriali ed alle singole scuole l’offerta formativa aggiuntiva che per alunni e famiglie dovrebbe essere opzionale.



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COMMENTI
18/05/2013 - Anche l'università... (Enrico Gori)

Dal sito http://www.mbscambi.com/estero_annoaccademicostatiuniti.html si possono leggere le seguenti indicazioni per gli studenti italiani che desiderano conseguire un titolo di studio medio superiore negli Stati Uniti: “La scuola superiore americana prevede negli ultimi anni lo studio di sole 4/5 materie, tra le quali …inglese, storia americana e matematica, perciò non sarà possibile seguire lo stesso curriculum di studi previsto in Italia. … L’orario scolastico invece è più intensivo che in Italia: dalle 8.30/9.00 fino alle 15.00 dal lunedì al venerdì. Sono previste prove scritte ed orali per le quali si riceve un voto. Chi non ottiene la media richiesta, verificata mensilmente da un coordinatore della scuola, viene invitato ad impegnarsi maggiormente per progredire e migliorare i risultati.”... E ci meravigliamo perché i nostri studenti hanno cattivi risultati in Matematica, e all’università (in cui l’affollamento di materie è ancora maggiore) tendono più ad imparare le cose a memoria che a sviluppare ragionamento e spirito critico? Non sarà che la pletora di docenti nella scuola pre-universitaria costringe a curricula esagerati come estensione, e tutto sommato superficiali come profondità, perché bisogna far lavorare un po’ tutti… ma non troppo? All’Università accade una cosa analoga, per la sete di supplenze e la proliferazione di materie le più fantasiose che serve per giustificare nicchie di potere accademico e impedisce agli studenti ogni approfondimento critico.

RISPOSTA:

Non è esatto dire che la scuola americana ha un curricolo superiore al nostro. Dalle 9 alle 15 per 5 giorni vuol dire 30 ore settimanali. Da noi le 30 ore sono (salvo i primi due anni dei licei) IL MINIMO del tempo scuola alunni. Inoltre è prassi generalizzata (perfino in Cina) che ogni ora di lezione incameri un intervallo di dieci o 15 minuti. Inoltre quasi ovunque ci sono dentro l'orario ore opzionali. Infine è ragionevole pensare che in un orario 9-15 ci sia una pausa pranzo. Da noi sono in vigore le mattine di 6 ore con due intervalli di 10 minuti. Ma invito Gori ad esaminare la situazione europea ed in particolare quella dei paesi europei con la maggiore efficienza scolastica. Viaggiano intorno alle 700 ore di curricolo per 12 anni. Noi sulle mille (o più) per 13 anni. SB