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SCUOLA/ Dall'autonomia alla valutazione: il caso del Trentino

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Negli ultimi anni, la Provincia Autonoma di Trento ha emanato documenti e provvedimenti sulla scuola che possono tradursi in innovazioni significative, facendo del Trentino un interessante laboratorio di ricerca e sperimentazione. Sono stati emanati i Piani di studio provinciali per il primo ciclo e la bozza per il secondo ciclo. L’innovazione consiste, di fatto, in una forte spinta verso una didattica attiva e che valorizzi le diverse discipline, cogliendone l’alto valore formativo e attribuendo a ciascuna di esse la forza generatrice di competenze di cittadinanza. I riferimenti principali sono i documenti europei nei quali sono definite le otto competenze, che dovrebbero costituire i traguardi educativi dei paesi membri. 

Ogni processo di innovazione richiede, tuttavia, tempi lunghi e investimenti umani ed economici e la grave crisi economica ha indotto anche i decisori politici trentini a proporre dolorosi tagli sulle spese per la scuola pubblica. 

Tutto è, dunque, affidato alla volontà dei singoli istituti e dei singoli soggetti di scegliere come priorità l’investimento di risorse nella direzione di cogliere, nella spinta dell’Europa verso lo sviluppo di competenze, l’occasione per riorientare le metodologie didattiche delle diverse discipline scolastiche, che concorrono a formare il futuro cittadino. Il cammino, soprattutto per il primo ciclo di istruzione, è avviato e fondato sulla condivisione di modelli e cornici pedagogiche. Il secondo ciclo ha dovuto assorbire, innanzitutto, l’impatto di una riforma nazionale, che non ha risparmiato la scuola trentina, dando ai decisori locali meno gradi di libertà, rispetto al nazionale, di quanto sia accaduto per il primo ciclo. 

La ridefinizione dei quadri di riferimento delle discipline ha determinato, inevitabilmente, una messa in discussione delle prassi valutative. La valutazione, uno dei compiti del docente e parte integrante della sua funzione, richiedeva, comunque, al di là dei provvedimenti istituzionali, che si avviasse una profonda e seria riflessione, affinché studenti e famiglie ricevano informazioni significative sugli apprendimenti conseguiti. Attualmente la valutazione delle prove che si propongono agli studenti, è, essenzialmente, valutazione dei risultati dei quesiti e le stesse prove hanno la funzione di accertare i livelli di apprendimento conseguito. La tipologia di verifica che si propone è generalmente basata su esercizi di accertamento di conoscenze e di abilità, su argomenti e situazioni già note e più volte affrontati a scuola. La verifica scritta preannunciata è, sempre più, l’unico strumento di valutazione di performances, con la conseguenza che spesso gli studenti studiano soprattutto a ridosso delle verifiche, immagazzinando nozioni e procedure, senza aver il tempo necessario alla rielaborazione delle informazioni, alla costruzione di concetti e di reti concettuali. Meno frequente la proposta di situazioni problematiche complesse, nuove, rispetto a quelle già affrontate in classe, e che pongano lo studente di fronte alla possibilità di utilizzare le conoscenze e le abilità apprese per andare alla ricerca della soluzione o delle soluzioni, esplorando diverse possibili strategie risolutive, coniugando apprendimento formale e informale.



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