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SCUOLA/ Israel: non saranno i test a salvarla. Lettera aperta al ministro Carrozza

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)

È quindi su questo tema centrale della valutazione che vorrei attirare la sua attenzione, nella consapevolezza che esso è all’origine di un profondissimo disagio nel mondo dell’istruzione e della ricerca. E qui vorrei pregarla di non vedere questa questione a livelli separati: università, ricerca, scuola. La questione è unica e unica è la via sbagliata su cui ci stiamo incamminando. Anvur, Invalsi e Indire sono l’unica faccia di un’unica scelta. 

L’Anvur, che doveva organizzare la valutazione ex post del sistema dell’università e della ricerca, ha predeterminato i criteri di valutazione per l’abilitazione dei docenti universitari e delle commissioni giudicanti, sulla base di parametri numerici a dir poco discutibili (e in vari paesi proscritti), e ora pretende, come si è detto, di governare ogni aspetto di quelle istituzioni. L’Invalsi sta passando dalla funzione di valutazione del sistema dell’istruzione a quello di valutazione diretta degli studenti, con discutibilissimi apparati di test, sottraendo sempre di più questa funzione agli insegnanti, e introducendo la disgraziata tendenza al “teaching to the test”, e creando la moda della didattica a quiz, con la risposta “chiusa” a caselle o su poche righe tratteggiate. Come genitori, assistiamo sconcertati e impotenti a tale deriva che disabitua i nostri figli alla lettura di più di mezza pagina, alla riflessione complessa, al ragionamento dispiegato, al fraseggiare che vada oltre i singulti espressivi, che induce a incasellare tutto in schemini stereotipati. Si straparla di migliorare gli apprendimenti della matematica e invece si diffonde una matematica sempre più calcolistica, arida, definitoria, enigmistica, che non può non suscitare ripulsa. Nella commissione che ho citato all’inizio, si erano progettate lauree specifiche per la formazione degli insegnanti il cui affossamento, assieme allo stravolgimento dei Tfa, prelude al passaggio del sistema della formazione degli insegnanti a un organismo burocratico come l’Indire, sottraendolo all’unico soggetto culturalmente sensato: la collaborazione tra scuola e università.

Nessuna persona seria e onesta che lavori nel sistema dell’istruzione può rifiutare la valutazione, ma un serio sistema di valutazione non può che nascere come processo culturale di miglioramento all’interno dell’istituzione attraverso il confronto e il controllo reciproco. Questo significa che un sistema di valutazione serio ha senso soltanto come sistema di ispezioni interno all’istituzione e non governato dall’esterno da organismi irresponsabili, sottratti a ogni valutazione e controllo. Tanto più se questi organismi procedono sulla base di quei sistemi basati su indicatori numerici – il che è peraltro spesso reso inevitabile dal fatto che i “valutatori” sono per lo più statistici o economisti della scuola che magari non hanno mai messo piede in un’aula e non hanno alcuna competenza disciplinare. 

Ogni azione sull’istruzione e sulla ricerca che non metta al centro le persone, la cultura, la conoscenza, è profondamente sbagliata e pericolosa. 



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COMMENTI
03/05/2013 - Invalsi über alles (Vincenzo Pascuzzi)

Anche Giorgio Israel riconosce e conferma l’invadenza e l’espansionismo dell’Invalsi che addirittura vorrebbe anticipare, spiazzare, surrogare il Miur (del resto, mal rappresentato dagli ultimi ministri) sulle modalità dell’esame di Stato e anche imporsi, comandare su docenti e studenti. In tal senso si può interpretare la recente emanazione del “Manuale per il somministratore - Invalsi” da intendere come allusivo e minaccioso "ordine di servizio" per i docenti, che vengono così degradati da professionisti a semplici porgitori (quasi a fattorini, steward, hostess) di fascicoli e poi contatori di crocette azzeccate! Agli studenti, l’Invalsi ha invece dedicato un opuscolo di istruzioni (titolo: Prove INVALSI “Istruzioni per l’uso”). Una specie di decalogo o catechismo con 10 domande e altrettante risposte, l’ultima delle quali richiama - in modo forse minaccioso e autoritario - agli studenti (?!) che “TUTTE le scuole devono effettuare le prove perché obbligatorie per legge”. Ci sarà occasione per evidenziare altre questioni attinenti l’Invalsi.

 
02/05/2013 - Altre assurdità (Giorgio Israel)

A ulteriore rinforzo osservo che l'affermazione che l'analisi e comprensione di un testo scritto e la riflessione metalinguistica (sorvolando su certi termini) possano essere addirittura misurati con test è una cosa che eufemisticamente può essere definita infondata; personalmente la trovo ridicola e squalificante per chi l'ha fatta. Si basa tutta sull'idea che il testo abbia un'interpretazione e sia suscettibile di un'analisi univoca, altrimenti nulla potrebbe essere misurato con test. Ma questa è evidentemente una tesi che può essere avanzato da chi non ha idea neppure lontana di cosa sia un testo letterario (ammesso, e non concesso, che persino un testo matematico sia sempre completamente univoco). Non a caso i test Invalsi volti a questa "misurazione" si basano su questa pretesa e appiattiscono il testo pretendendo che esso possa interpretarsi in un solo modo (quello deciso dagli ideatori del test). Ma è facile verificare su esempi che non è così e che lo studente più intelligente sarebbe quello che contrassegnerebbe più di una casella. L'ho mostrato su esempi e non ho avuto mai l'onore di una risposta. L'unico caso in cui ho avuto un confronto diretto si è farfugliato trattarsi di metodi approssimativi, tanto per farsi un'idea… Ma questi signori, quando montano ex-cathedra nei loro seminari di indottrinamento propinano con prosopopea assurdità meritevoli solo della risposta di Totò: misurare l'analisi di un testo, ma ci facciano il piacere...

 
02/05/2013 - Se si facesse finalmente chiarezza! (Giuliana Zanello)

Propongo timidamente un'annotazione, a rinforzo dell'ampia argomentazione dell'autore, per chiarirne un aspetto particolare. Mi riferisco alla citazione dall'intervista al dottor Sestito. Quelle parole avevano colpito anche me per l'ambiguità che introducono in merito alla funzione delle rilevazioni INVALSI. Può essere interessante confrontarle con quanto asserito dalla dottoressa Daniela Bertocchi, nel corso del seminario tenutosi a Roma lo scorso 4 aprile proprio per presentare i quadri di riferimento per le prove a conclusione del II ciclo di istruzione; seminario in cui è intervenuto anche il dott. Sestito. Ebbene, in quell'occasione, introducendo il quadro di riferimento per le prove di Italiano, la dottoressa Bertocchi ha sottolineato con chiarezza che, considerati i tre aspetti fondamentali della competenza linguistica - interazione orale, analisi e comprensione di un testo scritto e riflessione metalinguistica, produzione di un testo scritto - solo per il secondo siamo attualmente in grado di mettere in campo test di misurazione; per gli altri due, sulla cui importanza è superfluo dilungarsi, non si dispone di nulla del genere e non è prevedibile (a ciascuno decidere se augurabile) che se ne disponga ancora per molto tempo a venire. Non si vede quindi come le prove INVALSI potrebbero sostituire l'esame finale che, con tutti i suoi difetti, proprio sulla produzione e sull'interazione orale si fonda, senza indurre paurose riduzioni.