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SCUOLA/ Israel: non saranno i test a salvarla. Lettera aperta al ministro Carrozza

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)

Gentile Ministro,

in primo luogo molti auguri. Ne ha davvero bisogno chi si accinge a governare un ministero (doppio) che, di solito, non viene menzionato tra quelli pesanti ma che è, al contrario, uno dei più strategici e difficili. È strategico perché si parla continuamente della centralità dell’istruzione nella “società della conoscenza” e poi la si tratta come l’ultimo dei problemi, o la si considera in termini meramente economici e occupazionali. È difficile non solo per la congerie dei problemi che si sono accumulati in anni di uso strumentale dell’istituzione, come ammortizzatore sociale, bacino elettorale, terreno di sperimentazioni di teorie cervellotiche e di riforme mal fatte o stravolte. Ma anche perché qui si manifesta, forse più che altrove, un male giustamente indicato giorni fa da Osvaldo De Paolini sul Messaggero: la difficoltà di «varare norme applicabili subito, senza che ci si debba perdere nel labirinto dei regolamenti attuativi, dominio assoluto di una burocrazia parassitaria che pensa soltanto a perpetuare se stessa».

Si parva licet, ho sperimentato una siffatta esperienza con il progetto dei Tfa (Tirocini formativi attivi) che contribuii a varare con un’autorevole commissione e che arrivò a destinazione completamente stravolto nello spirito e nella lettera. E tutti sanno quale scempio hanno fatto i decreti attuativi della riforma universitaria, qualsiasi cosa se ne pensi. Il minimo che si possa dire è che l’intento tanto declamato che fosse necessario costruire un sistema di verifica e valutazione a valle si è trasformato in un sistema di verifica e valutazione a monte, di una rigidità che non ha uguali in alcun paese al mondo.

Il primo augurio che le si deve quindi fare è che riesca a esercitare pienamente la sua funzione di ministro, e a non farsi ridurre al ruolo di “re Travicello” dal prepotere di una burocrazia e di una dirigenza che ha sempre detto, neanche sottovoce, che “i ministri passano e noi restiamo”; e da enti cui è stato dato un ruolo smisurato e fuori controllo come l’Anvur, l’Invalsi e l’Indire. Quando si legge, sulle pagine di questo giornale, un’intervista al Commissario dell’Invalsi in cui si fanno proposte e si indicano soluzioni per l’esame di maturità ci si chiede: a che punto siamo arrivati? Non sono il ministro e la politica, il parlamento, che dovrebbero proporre e disporre, mentre l’intendenza dovrebbe seguire ed eseguire? Qui siamo ridotti al contrario. Non è quindi strano che, in un’opinione pubblica esasperata da un modo di governare poco trasparente, le poche istituzioni che conservino un prestigio elevato siano i carabinieri e la polizia, usi a obbedir tacendo, poiché ancora non si è dato il caso che neppure un altissimo ufficiale di quei corpi si sia presa la libertà di indicare pubblicamente al ministro dell’Interno quali scelte fare in tema di ordine pubblico.



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COMMENTI
03/05/2013 - Invalsi über alles (Vincenzo Pascuzzi)

Anche Giorgio Israel riconosce e conferma l’invadenza e l’espansionismo dell’Invalsi che addirittura vorrebbe anticipare, spiazzare, surrogare il Miur (del resto, mal rappresentato dagli ultimi ministri) sulle modalità dell’esame di Stato e anche imporsi, comandare su docenti e studenti. In tal senso si può interpretare la recente emanazione del “Manuale per il somministratore - Invalsi” da intendere come allusivo e minaccioso "ordine di servizio" per i docenti, che vengono così degradati da professionisti a semplici porgitori (quasi a fattorini, steward, hostess) di fascicoli e poi contatori di crocette azzeccate! Agli studenti, l’Invalsi ha invece dedicato un opuscolo di istruzioni (titolo: Prove INVALSI “Istruzioni per l’uso”). Una specie di decalogo o catechismo con 10 domande e altrettante risposte, l’ultima delle quali richiama - in modo forse minaccioso e autoritario - agli studenti (?!) che “TUTTE le scuole devono effettuare le prove perché obbligatorie per legge”. Ci sarà occasione per evidenziare altre questioni attinenti l’Invalsi.

 
02/05/2013 - Altre assurdità (Giorgio Israel)

A ulteriore rinforzo osservo che l'affermazione che l'analisi e comprensione di un testo scritto e la riflessione metalinguistica (sorvolando su certi termini) possano essere addirittura misurati con test è una cosa che eufemisticamente può essere definita infondata; personalmente la trovo ridicola e squalificante per chi l'ha fatta. Si basa tutta sull'idea che il testo abbia un'interpretazione e sia suscettibile di un'analisi univoca, altrimenti nulla potrebbe essere misurato con test. Ma questa è evidentemente una tesi che può essere avanzato da chi non ha idea neppure lontana di cosa sia un testo letterario (ammesso, e non concesso, che persino un testo matematico sia sempre completamente univoco). Non a caso i test Invalsi volti a questa "misurazione" si basano su questa pretesa e appiattiscono il testo pretendendo che esso possa interpretarsi in un solo modo (quello deciso dagli ideatori del test). Ma è facile verificare su esempi che non è così e che lo studente più intelligente sarebbe quello che contrassegnerebbe più di una casella. L'ho mostrato su esempi e non ho avuto mai l'onore di una risposta. L'unico caso in cui ho avuto un confronto diretto si è farfugliato trattarsi di metodi approssimativi, tanto per farsi un'idea… Ma questi signori, quando montano ex-cathedra nei loro seminari di indottrinamento propinano con prosopopea assurdità meritevoli solo della risposta di Totò: misurare l'analisi di un testo, ma ci facciano il piacere...

 
02/05/2013 - Se si facesse finalmente chiarezza! (Giuliana Zanello)

Propongo timidamente un'annotazione, a rinforzo dell'ampia argomentazione dell'autore, per chiarirne un aspetto particolare. Mi riferisco alla citazione dall'intervista al dottor Sestito. Quelle parole avevano colpito anche me per l'ambiguità che introducono in merito alla funzione delle rilevazioni INVALSI. Può essere interessante confrontarle con quanto asserito dalla dottoressa Daniela Bertocchi, nel corso del seminario tenutosi a Roma lo scorso 4 aprile proprio per presentare i quadri di riferimento per le prove a conclusione del II ciclo di istruzione; seminario in cui è intervenuto anche il dott. Sestito. Ebbene, in quell'occasione, introducendo il quadro di riferimento per le prove di Italiano, la dottoressa Bertocchi ha sottolineato con chiarezza che, considerati i tre aspetti fondamentali della competenza linguistica - interazione orale, analisi e comprensione di un testo scritto e riflessione metalinguistica, produzione di un testo scritto - solo per il secondo siamo attualmente in grado di mettere in campo test di misurazione; per gli altri due, sulla cui importanza è superfluo dilungarsi, non si dispone di nulla del genere e non è prevedibile (a ciascuno decidere se augurabile) che se ne disponga ancora per molto tempo a venire. Non si vede quindi come le prove INVALSI potrebbero sostituire l'esame finale che, con tutti i suoi difetti, proprio sulla produzione e sull'interazione orale si fonda, senza indurre paurose riduzioni.