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SCUOLA/ Israel: non saranno i test a salvarla. Lettera aperta al ministro Carrozza

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)

Basterebbe una sola osservazione a mostrare quanto la via che si è presa sia opaca e avventata. In questi anni, da parte di chi si oppone a questa ossessione burocratico-numerica falsamente “oggettivista” sono stati prodotti argomenti a non finire, documenti, analisi che molto spesso provengono dall’estero e fanno riferimento a sperimentazioni già fatte e agli esiti disastrosi che hanno avuto. Non sto a fare qui l’elenco di questi documenti che spaziano dal campo dell’uso rovinoso di indicatori numeri quali l’impact factor e il citation index nella ricerca, ai pessimi esiti dei sistemi di valutazione mediante test nella scuola che hanno fatto passare per un “successo” autentici disastri come l’insegnamento della matematica in Finlandia. Mi limito a ricordare che un’autorità come Diane Ravitch, principale consigliere di Bill Clinton e protagonista delle riforme statunitensi basate su test, accountability e competenze (mettendo in secondo piano conoscenze e curricula) ha scritto un libro di profonda e radicale revisione autocritica (The Death and Life of the Great American School System), sostenendo che al primo posto occorre rimettere conoscenze e curricula e che «una persona ben istruita ha una mente ben riempita di conoscenze, formata dalla lettura e dal pensiero sulla storia, la scienza, la letteratura, le arti, la politica. Una persona ben istruita ha appreso come spiegare le idee e ad ascoltare rispettosamente gli altri». 

Lei non pensa, signor Ministro, che tutte queste problematiche meriterebbero una riflessione pubblica approfondita e che, soltanto dopo tale riflessione, la politica dovrebbe scegliere la strada da seguire e imporla all’intendenza? Invece finora qualsiasi obiezione è stata accolta senza risposta di merito, con una scrollata di spalle, e trattata sprezzantemente come frutto di una minoranza di agitati e di fanatici. Se si interrompe questo andazzo il proposito di “ridare dignità alla funzione dell’insegnante” diventa uno slogan vuoto.

Dà ulteriore speranza la sua affermazione che occorre procedere con cautela con l’agenda digitale, non facendone la priorità assoluta. Sia chiaro nessuno vuole intralciare il progresso. Ma la tecnologia non è il toccasana di per sé e, anche qui, i metodi non possono venire avanti ai contenuti. Non si può andare avanti a tappe forzate verso i libri digitali senza preoccuparsi minimamente di come verranno strutturati in termini di contenuti, di come introdurre una formazione culturale di qualità con i nuovi sistemi. Sappiamo bene che attorno a tale agenda vi sono potenti interessi economici, e anche affaristici, ma il primo compito della politica in un momento in cui si straparla di giovani, è di mettere avanti a tutto l’esigenza di formare nuove generazioni seriamente preparate ai massimi livelli. La determinazione degli strumenti più adeguati viene di conseguenza.

Gentile Ministro, restituisca la speranza che finalmente cultura, conoscenza, scienza ritornino ad essere il centro gravitazionale del sistema dell’istruzione e della ricerca.



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COMMENTI
03/05/2013 - Invalsi über alles (Vincenzo Pascuzzi)

Anche Giorgio Israel riconosce e conferma l’invadenza e l’espansionismo dell’Invalsi che addirittura vorrebbe anticipare, spiazzare, surrogare il Miur (del resto, mal rappresentato dagli ultimi ministri) sulle modalità dell’esame di Stato e anche imporsi, comandare su docenti e studenti. In tal senso si può interpretare la recente emanazione del “Manuale per il somministratore - Invalsi” da intendere come allusivo e minaccioso "ordine di servizio" per i docenti, che vengono così degradati da professionisti a semplici porgitori (quasi a fattorini, steward, hostess) di fascicoli e poi contatori di crocette azzeccate! Agli studenti, l’Invalsi ha invece dedicato un opuscolo di istruzioni (titolo: Prove INVALSI “Istruzioni per l’uso”). Una specie di decalogo o catechismo con 10 domande e altrettante risposte, l’ultima delle quali richiama - in modo forse minaccioso e autoritario - agli studenti (?!) che “TUTTE le scuole devono effettuare le prove perché obbligatorie per legge”. Ci sarà occasione per evidenziare altre questioni attinenti l’Invalsi.

 
02/05/2013 - Altre assurdità (Giorgio Israel)

A ulteriore rinforzo osservo che l'affermazione che l'analisi e comprensione di un testo scritto e la riflessione metalinguistica (sorvolando su certi termini) possano essere addirittura misurati con test è una cosa che eufemisticamente può essere definita infondata; personalmente la trovo ridicola e squalificante per chi l'ha fatta. Si basa tutta sull'idea che il testo abbia un'interpretazione e sia suscettibile di un'analisi univoca, altrimenti nulla potrebbe essere misurato con test. Ma questa è evidentemente una tesi che può essere avanzato da chi non ha idea neppure lontana di cosa sia un testo letterario (ammesso, e non concesso, che persino un testo matematico sia sempre completamente univoco). Non a caso i test Invalsi volti a questa "misurazione" si basano su questa pretesa e appiattiscono il testo pretendendo che esso possa interpretarsi in un solo modo (quello deciso dagli ideatori del test). Ma è facile verificare su esempi che non è così e che lo studente più intelligente sarebbe quello che contrassegnerebbe più di una casella. L'ho mostrato su esempi e non ho avuto mai l'onore di una risposta. L'unico caso in cui ho avuto un confronto diretto si è farfugliato trattarsi di metodi approssimativi, tanto per farsi un'idea… Ma questi signori, quando montano ex-cathedra nei loro seminari di indottrinamento propinano con prosopopea assurdità meritevoli solo della risposta di Totò: misurare l'analisi di un testo, ma ci facciano il piacere...

 
02/05/2013 - Se si facesse finalmente chiarezza! (Giuliana Zanello)

Propongo timidamente un'annotazione, a rinforzo dell'ampia argomentazione dell'autore, per chiarirne un aspetto particolare. Mi riferisco alla citazione dall'intervista al dottor Sestito. Quelle parole avevano colpito anche me per l'ambiguità che introducono in merito alla funzione delle rilevazioni INVALSI. Può essere interessante confrontarle con quanto asserito dalla dottoressa Daniela Bertocchi, nel corso del seminario tenutosi a Roma lo scorso 4 aprile proprio per presentare i quadri di riferimento per le prove a conclusione del II ciclo di istruzione; seminario in cui è intervenuto anche il dott. Sestito. Ebbene, in quell'occasione, introducendo il quadro di riferimento per le prove di Italiano, la dottoressa Bertocchi ha sottolineato con chiarezza che, considerati i tre aspetti fondamentali della competenza linguistica - interazione orale, analisi e comprensione di un testo scritto e riflessione metalinguistica, produzione di un testo scritto - solo per il secondo siamo attualmente in grado di mettere in campo test di misurazione; per gli altri due, sulla cui importanza è superfluo dilungarsi, non si dispone di nulla del genere e non è prevedibile (a ciascuno decidere se augurabile) che se ne disponga ancora per molto tempo a venire. Non si vede quindi come le prove INVALSI potrebbero sostituire l'esame finale che, con tutti i suoi difetti, proprio sulla produzione e sull'interazione orale si fonda, senza indurre paurose riduzioni.