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SCUOLA/ Andare ad Harvard o fare l'idraulico? Ecco perché noi scegliamo male

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Noi, in poche parole, dobbiamo aiutare i giovani a trovare la “loro” strada nella vita. Tenendo conto delle reali opportunità, ma riconoscendo, al contempo, pari dignità alle diverse forme di “intelligenza”, pari dignità ai diversi percorsi scolastici, pari dignità degli sbocchi occupazionali. La provocazione del sindaco, da questo punto di vista, è positiva, appunto per la pari dignità. Per quanto riguarda poi le reali opportunità occupazionali, lo sappiamo tutti che, nonostante la crisi, mancano alcune figure professionali tra le disponibilità odierne, come hanno più volte denunciato le associazioni di categoria.

Altri rilievi, ben conosciuti, meritano attenzione: i 10 impieghi più richiesti nel 2010 non esistevano nel 2004.

Il che significa che oggi formiamo studenti per molti profili occupazionali che ancora non esistono, con tecnologie che non sono state ancora inventate, per risolvere problemi che ancora non conosciamo. La filiera formativa, dunque, va ripensata oltre la cornice degli ordinamenti e delle riforme di sistema. Ma conosciamo le resistenze che persistono nell’ordinario lavoro didattico.

Il ministero del lavoro americano stima che uno studente di oggi dovrebbe sapere che, prima di compiere 38 anni, avrà fatto da 10 a 14 lavori. Una flessibilità a tutto tondo, centrata sul merito, sull’energia positiva personale, sulle aspirazioni. Riusciremo a formare giovani, a dare loro una mano in questi termini? Le stime sui Neet, cioè sui giovani che hanno perso questa speranza, ci dovrebbero far riflettere oltre le solite retoriche sul “diritto al lavoro”.

Formare un giovane a scelte consapevoli oggi significa seguire altri parametri. Pensiamo qui al progressivo schiacciamento spazio-tempo, dovuto al dominio delle nuove tecnologie, col conseguente moltiplicarsi di sempre nuove informazioni: che si tratti di un ingegnere o di un idraulico, sappiamo bene che il continuo aggiornamento, secondo relative modalità e tempistiche, è l’unica vera costante che li accompagnerà nella vita.

La velocità, dunque, che stiamo vivendo (o subendo?) ci sta dicendo che il totale delle nuove informazioni raddoppia ogni due anni. Per gli studenti, ad esempio, che iniziano un corso di studi tecnici all'università ciò significa che la metà di ciò che imparano al primo anno sarà superato al terzo anno, in termini di applicazioni e di contesti.

Quale scelta, dunque, consigliare ai giovani di oggi? Di seguire i propri talenti, le proprie attitudini, di coltivare una passione, non identificandosi troppo con la stessa professione prescelta, visti i continui rivolgimenti, ma mantenendo sempre “pensieri divergenti”, aperti a complessità che rimandano al senso stesso della vita. Perché l’uomo si realizza (anche) nel lavoro, ma “non di solo pane vive l’uomo”. Un senso della vita, dunque, oltre le stesse scelte ed opportunità.



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COMMENTI
27/05/2013 - PER FUGARE OGNI DUBBIO.... (Raffaella F. MARIN)

Le propongo di rivolgere un attimo di attenzione all'inchiesta pubblicata recentemente (vedi Gori/Marin) per una visione globale derivata da una attenta analisi dei dati della banca mondiale sull'istruzione.

 
27/05/2013 - Ancora qualche dubbio? (Enrico Gori)

George J. Borjas nel 2006 scrive (http://www.nber.org/papers/w12085) “The rapid growth in the number of foreign students enrolled in American universities has transformed the higher education system, particularly at the graduate level. Many of these newly minted doctorates remain in the United States after receiving their doctoral degrees, so that the foreign student influx can have a significant impact in the labor market for high-skill workers”. Sistemi di istruzione di alta qualità hanno da sempre attirato cervelli da tutto il mondo (USA e Inghilterra). Nel lungo periodo ciò produce un eccesso di offerta di laureati ed una riduzione dei rendimenti dell’istruzione terziaria. Ciò non è un male, poiché comunque questi cervelli portano avanti la ricerca scientifica in quanto le istituzioni accademiche possono scegliere in un bacino più ampio, e al momento in cui si verifica la riduzione dei rendimenti dell’istruzione terziaria, i cervelli stranieri formati all’estero possono trovare convenienza a tornare in patria, inseminando positivamente le strutture formative e l’economia. E’ quello che si spera possa accadere nel giro di 20 anni nel nostro paese. Ovviamente dal momento in cui quelli che si chiedono se il nostro sistema formativo abbia seri problemi di qualità si siano sostanzialmente estinti, e siano state prese le opportune azioni di riforma: da quel momento ci vogliono infatti 20 anni per cambiare le cose.

 
22/05/2013 - inventare calcolatore (Yapi Cyriaque Deki)

Se 1000 studenti scelgono per esempio medicina ci vuole qualcuno a farli capire che se la fine dei loro studi sarà fra circa 10 anni, quanti ospedali potrebbero essere costruiti o quanti dottori potrebbero andare in pensione. Lo stesso vale per tutti i rami degli studi per non creare dei disoccupati già dal 1° giorno di liceo. Senza questi calcoli, è normale che avvocati, ingegneri, medici ecc... finiscano nei ristoranti a fare i camerieri.