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SCUOLA/ Discalculia o difficoltà di calcolo? Parlano le prove Invalsi

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Gli autori del quaderno Invalsi (che commenta le prove somministrate in seconda e quinta nel maggio 2012) segnalano le conseguenti ricadute negative sul calcolo mentale. Ma potrebbe esserci altro. Gli insegnanti sono attualmente immersi nella preoccupazione della discalculia, parola nuova che indica per gli esperti un reale disturbo neurologico, mentre è spesso interpretata come una generica difficoltà nel calcolo. Ha detto Daniela Lucangeli in una recentissima conferenza (ultimo convegno Grimed, marzo 2013, Padova) che sulla base delle segnalazioni fatte dalle scuole si calcola che, in Italia oggi, il 20% circa degli studenti incontra difficoltà, spesso significative, nell’apprendimento del sistema dei numeri. Eppure, secondo dati internazionali, solo il 2,5% della popolazione scolastica dovrebbe presentare difficoltà nella cognizione matematica e solo per percentuali esigue (0,5 - 1%) si potrebbe parlare di discalculia evolutiva. Il 90% delle segnalazioni sarebbe dunque costituito da casi di difficoltà di apprendimento e non di disturbo specifico del calcolo, casi detti “falsi positivi”. 

La ricerca specifica, secondo Lucangeli, dimostra oggi che alla luce della sola valutazione clinica, per quanto approfondita possa essere, risulta possibile incappare in un falso positivo, ossia diagnosticare una discalculia quando in realtà si tratta di una difficoltà nel calcolo, che, con un adeguato potenziamento, può assolutamente essere recuperata.

La discalculia evolutiva naturalmente esiste, ma, essendo un disturbo neuropsicologico basale, rientra nelle psicopatologie a genesi organica, con una frequenza di comparsa fortunatamente rara, che non ha nulla a che fare con quel 20% di bambini che ad 8 anni già è segnalato dalla scuola per significative difficoltà. 

Ciò fa capire bene l’interesse che dovrebbero avere gli insegnanti per le prove che ho segnalato, visto che esse costituiscono un avviso, un campanello d’allarme che può mobilitare la ricerca di strumenti didattici per recuperare quel tipo di errore prima che si stabilizzi.

Una semplice ipotesi è sostituire alle batterie di esercizi del tipo 1h+3da+5u=... proposte che sollecitino l’allievo a considerare con attenzione il valore di ogni “unità” (nel senso di potenza del dieci), ad esempio: 14u+3da+10da=... (eventualmente con l’ausilio di strumenti che coinvolgano l’idea di valore posizionale, come ad esempio l’abaco). Altri strumenti sono presenti nella ricerca didattica per introdurre i bambini alla scrittura dei numeri.

Nello stesso modo mi colpiscono le domande in cui oltre a chiedere di scegliere la risposta esatta, si richiede di dare le ragioni della scelta. Queste domande, che riguardano sia l'aritmetica che la geometria, sono rivolte solo ai bambini di quinta. Anche se la capacità di argomentare si costruisce fin dal primo giorno della scuola primaria, è ben diverso doversi esprimere solo a parole in forma scritta o poter dialogare con l'insegnante utilizzando anche gesti e disegni. 



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