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SCUOLA/ Il referendum di Bologna? E' il Rubicone della nuova sinistra "fascista"

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Stefano Rodotà (Infophoto)  Stefano Rodotà (Infophoto)

Per i comunisti e i socialisti il primato dell’eguaglianza e perciò dello Stato dura fino agli anni 70 del novecento. La stessa svolta di Bad Godesberg dei socialdemocratici tedeschi nel 1959 archiviò il marxismo come cultura di riferimento, ma non lo statalismo. Questo verrà intaccato dalla crisi fiscale degli anni 70, dal costo insopportabile del welfare state − “dalla culla alla tomba”−, dall’incipiente globalizzazione, dall’indebolimento degli stati nazionali, dall’emergere dell’individualismo di massa e del protagonismo della società civile. Margaret Thatcher nel 1979 e Ronald Reagan nel 1980 sono il motore ideologico della svolta antistatalista, declinata secondo moduli neo-liberali della spietata lotta di classe ottocentesca. 

Nella sinistra, questo cambio di paradigma culturale e antropologico provocò effetti diversi. I laburisti inglesi, i socialdemocratici tedeschi e scandinavi avviarono una revisione in direzione del primato della libertà e della Welfare society; ne furono alfieri Tony Blair e Gerhard Schroeder. Invece, i tentativi di Gorbaciov di perestroika e di glasnost fallirono, necessariamente: il sistema dei partiti e degli Stati comunisti era irreformabile e si sgretolò. Nel frattempo il Pci, che pure aveva accettato da tempo – già dal 1948 con Togliatti – prima di fatto e poi teoricamente la via pacifica socialdemocratica alla conquista dello Stato − ma fino a Enrico Berlinguer accusava la socialdemocrazia di subalternità al capitalismo − continuò a mantenere l’idea dello Stato come redistributore della ricchezza e come agente principale di eguaglianza sociale. Benché Berlusconi abbia condotto una campagna volgare e largamente strumentale contro i comunisti, resta il fatto che quella cultura è ancora egemone nel Pd, non quanto al metodo della conquista del potere, ma quanto alla centralità dello Stato. 

L’attuale Pd da comunista è divenuto un partito vetero-socialdemocratico. Tanto sembra bastargli per liquidare le accuse berlusconiane. Ma è un passo troppo breve, indietro rispetto a quelli compiuti dalla sinistra europea. Lo Stato è pur sempre la sua base elettorale: pubblica amministrazione, dipendenti pubblici, insegnanti, pensionati. Il sindacato lo segue a ruota, Cgil in testa. La confluenza nel Pd della sinistra democristiana non ha modificato questo indirizzo di fondo: l’apporto politico-culturale della componente ex-democristiana al Pd è consistito, a tutt’oggi, nella riproposizione attiva dello statalismo cattolico fanfaniano-dossettiano. Così, nonostante il precedente vorticoso cambio di sigle − Pci, Pci-Pds, Pds, Ds − il Pd è bloccato sugli anni 70. Perciò continua a soccombere persino di fronte al non invincibile neo-liberalismo sgangherato di tipo sud-americano di Berlusconi. Rimettere la persona libera e responsabile al centro delle politiche – la libertà eguale, di cui scrisse già Carlo Rosselli negli anni 30 del novecento − sarebbe, in effetti, il socialismo liberale all’europea. Ma il Pd è ancora fermo al vecchio bivio libertà/eguaglianza come l’asino di Buridano di fronte ai due mucchi di fieno. E, proprio come il suddetto asino, è morto, dopo le elezioni.



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COMMENTI
24/05/2013 - Se fosse un tema di italiano... 2 (Franco Labella)

Ho la sensazione che il denso articolo di Cominelli (che segue gli oltre dieci, se non ho contato male dei fautori della soluzione B) si inserisca nel filone dello battezzare pesce quello che nasce carne. Fuori di metafora: se il mondo è cambiato e la Costituzione pure, la soluzione più semplice, da anni, sarebbe stata affrontare a viso aperto il vituperato dibattito parlamentare per cambiare il testo dell’articolo 33. Si è preferito, invece, battezzare, e lo ha fatto Berlinguer, il cugino dell’Enrico, la carne pesce. Ma per tutto questo, in occasione di Bologna, lo chiedono i miei studenti ed anche la mia collega di italiano, invece di scomodare Bad Godesberg, Hegel, Marx e pure l’oste di Bologna (anziché il mugnaio di Berlino) servivano chiarezza e non bizantinismi, servivano coinvolgimento dell’opinione pubblica e discussione e serviva, mi duole dirlo, anche un po’ di pluralismo. Perché è mai possibile che non ci sia per gli attenti lettori del Sussidiario nemmeno la più pallida possibilità di leggere le argomentazioni, magari meno dense e colte rispetto a quelle di Cominelli, di un rozzo ed antiquato troglodita della soluzione A? I pasdaran, i giacobini ed i fascisti di Cominelli avranno pure loro diritto di spiegare le loro posizioni oppure no? Come ho già scritto il clima mi ricorda molto quello che ho vissuto da studente nel 1974. Mi auguro che finisca come allora. Con buona pace di Cominelli.

 
24/05/2013 - Se fosse un tema di italiano... (Franco Labella)

Ho raccolto il suggerimento di Crippa, uno dei commentatori dell'intervista a Merola. Ho provato ad immaginare di far leggere il sempre avvicente articolo di Cominelli non solo ai miei studenti ma anche alla mia collega di Italiano. Perché pure a lei? Perché cinque o sei "facciate", affascinanti, bellissime da leggere, la storia del mondo di tre o quattro secoli mirabilmente sintetizzata, con tanto di riferimenti, legami ed intersezioni sono il prologo. Poi, alla fine, ti chiedi: ma esattamente, in discussione, c'è solo la storia del mondo? Cioè la domanda è: che fine ha fatto il tema principale? Mi toccheranno altre cinque o sei facciate del prossimo "tema" di Cominelli per sapere cosa pensa del ricorso ad un referendum giudicato dai fautori della soluzione "B" inutile, fuorviante, giacobino e chi più ne ha più ne metta in relazione ad una norma costituzionale che da problematica è diventata, secondo alcuni fra cui il citato Crippa, chiara ed inquivocabile nella sua lettura al contrario. Tutta la vicenda da Berlinguer (Luigi non certo Enrico su questo sono assolutamente d'accordo con Cominelli) a Cominelli mi ha ricordato quello che nella mia rozza incultura credo sia solo un aneddoto privo di verità storica. "Ego te baptizo piscem" era la formula rivolta ad un incolpevole pezzo di carne pare che fosse la soluzione di qualche gaudente religioso, poco incline a rispettare i precetti quaresimali che prevedevano l'assenza della carne dal desco. (Continua)