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SCUOLA/ La serrata delle paritarie: solo una favola?

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Il collegio resta in fibrillazione e nessuno dei presenti pensa che sarà un anno semplice: alcuni sono presi dallo sconforto e si adagiano mollemente sulla sedia: “Ma ti ricordi la Prima B dello scorso anno? I nove bocciati si sono ripresentati tutti: ti immagini doverli tenere in una classe da 34?” “Io non ci voglio neanche pensare: sicuramente a queste condizioni non potrò fare nient’altro quest’anno” e alzando la mano per chiedere la parola: “Preside io mi dimetto da ogni coordinamento e funzione strumentale. A queste condizioni è impossibile e inimmaginabile poter fare qualcosa di diverso che seguire le proprie classi” “Anche io” “Anch’io” “Per forza, pure io”.

7 giugno 2014. L’anno che ci siamo lasciati alle spalle è stato il più disastroso che le scuole italiane ricordino. Gli studenti che lo scorso anno manifestavano a favore dei tagli alla scuola “privata” (un’eredità che non è colpa loro: nessuno gli ha spiegato che in Italia la scuola è pubblica, statale o paritaria che sia!) già da novembre erano in piazza a contestare i “carri bestiame” che le loro aule erano diventate, l’impoverimento dell’offerta formativa di cui potevano usufruire, la mancanza di disponibilità di qualunque insegnante a portarli in gita o anche solo ad uscite di una giornata, l’assenza di ogni attività integrativa perché nessuno si era offerto o aveva accettato alcuna nomina di coordinamento. 

L’attività didattica è stata quindi più volte interrotta, senza contare l’aumento incredibile dei provvedimenti disciplinari, soprattutto al biennio. La cosa però davvero singolare è stata che le più grandi preoccupazioni sono giunte all’improvviso, già nel mese di gennaio, dalle segreterie e dalle amministrazioni: la scuola statale è rimasta senza fondi. Chi aveva risparmi nel fondo d’istituto ha dovuto usare necessariamente quelli, nessuna scuola si è potuta permettere supplenti temporanei, nemmeno per assenze prolungate perché era impossibile pagare gli stipendi. Così gli alunni, anche di materne ed elementari, sono stati spesso fatti entrare più tardi e uscire prima, con notevoli disagi per i genitori che non hanno tardato a far sentire la propria voce.

Ma com’è possibile? Non sono stati tagliati i fondi alle paritarie? Dove sono tutti i soldi che quelle succhiavano alla scuola statale?

È stata una dura realtà quella che gli italiani si son ritrovati ad affrontare: aveva ragione chi aveva stilato la “bandiera della disparità”: le paritarie non sono sanguisughe del sistema scolastico, ma un’immensa risorsa (anche economica!) sempre nata dal basso e dunque risposta ad un bisogno che c’è. Per non parlare poi della necessità, perché un Paese possa progredire, della libertà di educazione. Ma su questo torneremo con un’altra favola!

 

(Giuditta Boscagli)



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