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SCUOLA/ Ceccanti: quella brutta "Opa" degli statalisti di Bologna sui bambini

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È vero che il sistema di convenzioni si fonda su una legge regionale della giunta Bersani che anticipò la riforma Berlinguer. Non a caso la sinistra in Emilia ha sempre avuto una vocazione maggioritaria che l’ha portata a isolare sin dall’immediato dopoguerra le posizioni più estreme. Su questo a dir la verità il Pd a Bologna appare coeso. Il punto è la sfida esterna portata dalla sinistra radicale, che però non è una novità. Rifondazione nel 2000 era all’opposizione e non votò la legge Berlinguer, ritenendola già allora incostituzionale. Il punto un po’ paradossale è che l’attuale debolezza del Pd è colta dalla sinistra radicale come un’occasione per lanciare un’Opa su una parte della base del Pd in nome della Costituzione.

Perché paradossale?
Perché la sinistra nel nostro Paese si è sempre battuta sotto le insegne dell’attuazione della Costituzione e prima della legge Berlinguer che ha colmato un vuoto essa richiedeva appunto una legge di parità. Per questo rovescerei lo schema: sono in realtà i sostenitori del quesito A che dovrebbero richiedere una revisione della Costituzione sopprimendo il quarto comma del 33.

Il voto di Bologna ha assunto una rilevanza nazionale. C’è chi dice che è il primo voto del governo delle larghe intese…
Il voto di Bologna, come cercavo di spiegare prima, non è un voto sull’asse sinistra-destra, tant’è che una parte dell’estrema destra di matrice statalista postfascista appoggia il quesito A. È un voto sulla fecondità della distinzione tra pubblico e statale, tra una visione poliarchica e pluralista da un lato e una monarchico-statalista dall’altra.

Chiedo anche a lei, come al sindaco Merola: qual è la posta in gioco per il Pd?
Cosa dintingue un partito democratico o socialdemocratico da uno comunista o postcomunista? Il fatto che mentre il secondo può arrivare fino a praticare un riformismo di fatto cercando però di non aver mai nemici a sinistra, il primo dichiara e rivendica il suo riformismo e proprio per questo sa che avrà necessariamente nemici a sinistra, nei sostenitori di posizioni tradizionaliste. Per Blair era giusto avere contro Scargill oltre che i conservatori. La Terza Via esisteva perché attaccava entrambe le altre due opzioni, la nuova destra e la vecchia sinistra. E così per Schroeder contro la Linke, per Hollande contro Melenchon.

Dunque anche per lei il Partito democratico è a un bivio.
È chiaro che si tratta di assumere rischi perché si può perdere nel proprio campo. Ma se si rinuncia a priori a combattere, a una dura lotta culturale di orientamento della propria base, quando si arriva al Governo l’esperienza implode fatalmente perchè basata su ambiguità non affrontate e non risolte. In questo senso Bologna rappresenta uno di quegli scandali fecondi che è bene che avvengano.

(Federico Ferraù)



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