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REFERENDUM BOLOGNA/ Cosa accadrebbe se le risorse alle private fossero cancellate?

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E’ un dato sicuramente interessante, e c’è da chiedersi cosa accadrebbe se queste risorse relativamente esigue non fossero più destinate alle scuole paritarie private, ma reindirizzate verso le scuole statali e comunali come proposto dai promotori del referendum. Nell’eventualità di questo scenario a subire il danno più grave sarebbero probabilmente, oltre le scuole paritarie private, le famiglie bolognesi. La cancellazione dei contributi alle scuole private, infatti, potrebbe comportare l’aumento delle rette annuali, la conseguente diminuzione delle iscrizioni e, presumibilmente, la chiusura di alcuni istituti.

Da un lato questo significherebbe una minore possibilità di scelta da parte degli utenti, dall’altra una diminuzione dell’offerta formativa delle scuole d’infanzia sia in termini di quantità che di qualità. Dal punto di vista quantitativo un aggravio delle rette, che in linea teorica potrebbe essere pari, in media, ai 657 euro per bambino attualmente garantiti dal Comune, potrebbe infatti portare molti genitori a non potersi più permettere una scuola privata e, contemporaneamente, costringere diverse scuole gestite da enti non profit a dover chiudere i battenti. Ammettendo che la maggior parte degli istituti privati riesca comunque a reggere il colpo, se anche solo il 10% dei posti attualmente garantiti dalle scuole d’infanzia paritarie private venisse meno - o il 10% degli alunni che frequentano le private fossero costretti a spostarsi verso scuole comunali o statali - appare difficile che il Comune possa colmare tale diminuzione del servizio.

Con il milione “risparmiato” le scuole comunali, alla luce delle spese medie per bambino finora sostenute, potrebbe teoricamente creare 160 nuovi posti, comunque inferiori ai 170 (10%) offerti attualmente dalle private paritarie. Dal punto di vista qualitativo, invece, la scomparsa delle risorse attualmente destinate alla formazione degli insegnanti, allo sviluppo di progetti di qualificazione e coordinamento pedagogico e al perseguimento dell’equità tariffaria potrebbe portare a offerte formative divergenti tra le varie scuole appartenenti al sistema integrato. Il mantenimento di un siffatto sistema, come dimostrano i dati, appare anzitutto una questione di ragionevolezza o, come ha avuto modo di affermare Romano Prodi nei giorni scorsi, di semplice buon senso.

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