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SCUOLA/ Il referendum di Bologna? Si ispira a una commedia di Eduardo...

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La trasgressione dell’articolo 33, comma 3, della Costituzione, che recita: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”. Ma occorre leggere anche il comma successivo: “La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali”.

So bene, per lunghissima esperienza personale, che né professori di diritto costituzionale, né politici si sono mai messi d’accordo sull’interpretazione di quel “senza oneri”. Ma varranno pur qualcosa le dichiarazioni di voto dei presentatori del famoso emendamento? Leggiamole.

Corbino (liberale): “Vorrei chiarire brevemente il mio pensiero. Forse, da quello che avevo in animo di dire, il collega Gronchi avrebbe capito che le sue preoccupazioni sono infondate. Perché noi non diciamo che lo Stato non potrà mai intervenire a favore degli istituti privati, diciamo solo che nessun istituto privato potrà sorgere con il diritto di avere aiuti da parte dello Stato. È una cosa diversa, si tratta della facoltà di dare o di non dare.”

Codignola (socialista): “Dichiaro che voteremo a favore, chiarendo ai colleghi democristiani che, con questa aggiunta, non è vero che si venga ad impedire qualsiasi aiuto dello Stato a scuole confessionali: si stabilisce solo che non esiste un diritto costituzionale a chiedere tale aiuto. Questo è bene chiarirlo”. (Atti Ass. Cost. pag 3378).

A me pare chiaro che non c’è violazione della costituzione da parte della legge 62/2000 e delle sue applicazioni, comprese quella di Bologna e della quasi totalità dei comuni italiani. Semmai vi è una parziale disapplicazione di quel “trattamento scolastico equipollente” che non può trascurare la variabile economica che continua ad escludere buona parte delle famiglie italiane da un certo tipo di scuola. E non si venga a dire che le poche risorse comunque destinate alla paritaria sono “sottratte” alla scuola statale, quando i numeri dimostrano chiaramente che, al contrario, si tratta di uno sgravio percentualmente molto importante. 

Un secondo argomento costituzionale altrettanto persuasivo è costituito dalla nuova formulazione dell’art. 118, commi primo e quarto: si tratta della costituzionalizzazione del principio di sussidiarietà: “Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza… Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.



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