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SCUOLA/ Il referendum di Bologna? Si ispira a una commedia di Eduardo...

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E si fa una guerra accanita, usando anche notevoli distorsioni della realtà contro 73 sezioni di scuola materna (pure pochine in una città come Bologna; si spiega con il fatto che a Bologna le comunali sono gratuite, quindi fanno una “concorrenza” da posizione dominante) ciascuna delle quali riceve dal comune meno di 13mila euro a fronte di un costo medio nazionale delle statali di almeno 175mila euro (e sicuramente mi sfugge qualche componente di costo di struttura)?

Non  so rispondere; mi viene in mente solo quel personaggio della commedia di Eduardo “Natale in casa Cupiello”, che continua a contraddire il padre: “Nun me piace ’o presebbio”. E lo fa finché il poveretto non giace sul letto di morte. Non piace perché non piace, non c’è bisogno di una ragione. Basta un pregiudizio.

O, forse, la ragione è un’altra. Espropriare il diritto alla libertà di educazione è il primo passo per la collettivizzazione del pensiero, magari stabilendo che l’insegnante statale ha un “vincolo di mandato”, come qualcuno − un movimento che non a caso figura tra i promotori del citato referendum − pretenderebbe dai parlamentari eletti.

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