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SCUOLA/ Carrozza e l’"esercito dei nuovi insegnanti" alla prova del Tfa

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In questo senso, probabilmente, è da cogliere l’appello recente: “O ci sono margini per un reinvestimento nella scuola pubblica oppure devo smettere di fare il ministro dell’Istruzione”. Dove trovarli questi soldi? Prima delle elezioni politiche dello scorso febbraio, l’allora rettore Carrozza, ebbe a dichiarare, intervistata insieme a Francesca Puglisi, responsabile scuola del Pd, che “l’obiettivo nazionale è riportare gradualmente l’investimento almeno al livello medio dei Paesi Ocse (6% del Pil)”. Nel programma del Pd c’era l’allentamento del patto di stabilità e il taglio di altri capitoli di spesa dello Stato. Vedremo. 

Altro capitolo è quello dei docenti, a proposito del quale il ministro auspica l’ingresso di “un esercito di nuovi insegnanti” (dichiarazione resa durante il dibattito nell’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo). Su questo punto bisognerà intendersi bene per non deludere determinate aspettative e non ricadere nelle pieghe dell’assistenzialismo. D’accordo sul fatto che le Gae (Graduatorie ad esaurimento) debbano essere svuotate. Ma con quale criterio? Nomine in ruolo e concorsi? Solo le prime? Concorsi solo per le graduatorie esaurite, come l’ex rettore di S. Anna aveva anticipato?

Senza contare che grava sulla materia la questione del Tfa (Tirocinio formativo attivo), vera cartina di tornasole. Infatti per “nuovi insegnanti” si possono intendere anche i nuovi abilitati, che hanno un titolo di idoneità non immediatamente coincidente con il posto fisso. Nell’ottica di un sistema sussidiario, come quello auspicato dal neo ministro dell’Istruzione, è allora pensabile che il giovane che si prepara attraverso gli studi universitari alla professione docente sia titolare anzitutto del diritto di poter conseguire un’abilitazione all’insegnamento, spendibile nelle forme diverse che un sistema integrato può consentire. In questo senso, il numero degli abilitati è da commisurare alle necessità del sistema nel suo complesso e non al fabbisogno determinato dall’avvicendamento interno all’organico dello Stato. È questa la logica che presiede il documento di modifica del decreto 249/2010 (istitutivo del Tfa) ora giacente presso la Corte dei Conti per la registrazione e la successiva pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ed è auspicabile che da questo assetto finale non si retroceda. Ne andrebbe a discapito il futuro del Tfa, comunque lo si voglia pensare. 

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