BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Zamagni: morto il referendum di Bologna, ora facciamo i voucher

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

Quella convenzione è certamente perfettibile. In realtà, io penso che valga la pena di passare ai voucher, cioè dare alle famiglie un buono di un certo valore per consentire loro di scegliere la scuola in cui mandare i loro figli.

Cosa cambierebbe?
Finora andava così: ogni anno il Comune faceva l’accordo con la Fism (Federazione italiana scuole materne) nel quale fissava i parametri e le regole, dopo di che le singole scuole andavano a beneficiare, in base ai bambini che ospitavano, dei fondi assegnati. In altre parole, fino ad ora il meccanismo finanziava i soggetti di offerta. Con il voucher invece si finanziano i soggetti della domanda, cioè le famiglie. Dopo un voto che non vede né vincitori né vinti, una scelta di questo tipo sarebbe un vero balzo in avanti. Chi conosce i miei scritti sa che propongo questo sistema almeno da dieci anni.

Dopo il voto di domenica la parità scolastica in Italia è più debole o più forte?
Il problema è che la legge Berlinguer (62/2000, ndr) ha significato molto, ma non ha affrontato il nodo dei finanziamenti. Essa dice: le scuole a gestione privata che rispettano certe caratteristiche sono paritarie. Bene, però la vera parità è quando si passa dalla libertà di scelta alla libertà di poter scegliere. Non basta dire: «siete liberi di scegliere», occorre dare alle famiglie la possibilità di poterlo fare. Diciamo che è una legge attuata al 60%. Le manca il restante 40.

Quindi il referendum di Bologna potrebbe essere l’occasione buona per completare la legge?
Sì, perché l’esito dimostra che la situazione attuale scontenta un po’ tutti: gli statalisti, che vorrebbero togliere tutto; ma anche coloro che credono nella sussidiarietà, perché certamente dà loro qualcosa, ma non abbastanza per poter affermare appieno lo stesso principio di sussidiarietà. Se una legge di parità deve dare una possibilità effettiva di scelta, finanziare la domanda è secondo me la via maestra.

Stefano Rodotà e Stefano Zamagni hanno diviso la città.
Rodotà voleva fare il presidente della Repubblica, ma si è visto che solo il 16,8% dei bolognesi la pensa come lui…

(Federico Ferraù)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.