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REFERENDUM BOLOGNA/ La lettera: prof. Zamagni, non si può strapazzare il diritto a piacimento

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Un grande contributo a questo splendido risultato lo ha dato anche la decisione della Gelmini di eliminare lo studio del Diritto nelle scuole. Sembrava un “taglio” qualsiasi ma l’avevamo scritto che serviva a creare le condizioni perché si potessero rilasciare interviste come quella del prof. Zamagni sperando che l’opinione pubblica non capisse.

Anche per questo sarebbe il caso di ripristinare lo studio del Diritto nelle scuole e speriamo che il ministro Carrozza, pur scontenta per il risultato di Bologna, ci pensi seriamente.

Prima che il prof. Zamagni colpisca ancora…

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COMMENTI
31/05/2013 - Pietà per gli incolpevoli lettori de ilsussidiario (Franco Labella)

Caro Collina per essere io il "formalista" giuridico direi che sono abbastanza disarmato. Non appena potrò, però, studierò diligentemente tutte le sentenze che cita ma abbia pietà degli incolpevoli lettori. Anche perchè il 59 a 41 non l'ha contestato nessuno e non c'è, perciò, bisogno di scomodare il MinInterno. In ogni caso discutere fa bene alla democrazia. Se proprio, però, vuole inondarci di dati e vista la minuziosità (la invidio assai....) del suo lavoro, posso affidarle un compito a casa? Scopra in quante scuole d'Italia (quelle private di quei graziosi rompiscatole che sono i prof. di Diritto) viene effettivamente impartito l'insegnamento di "Cittadinanza e Costituzione". Mission impossible? La Gelmini, Profumo e l'attuale ministro confidano in lei... io un po' meno. Sa perché? Perché ho qualche statistica casalinga, non validata dall'Istat, però. Per cui non azzardo le cifre di cui dispongo ma mi affido a lei. Il destino della scuola italiana è nelle sue mani. Pure il mio posto di lavoro... Ps: non le posso rispondere dall'altra parte perché, per scelta (passatista e retrograda) non sto su Facebook e quindi non posso commentare o rispondere ai commenti. Come ha dimostrato....nessuno è perfetto :-)))

 
31/05/2013 - grazie prof Labella un po' di cifre (Collina Andrea)

Troppo onore per l'attenzione ricevuta e per i complimenti! Per una controreplica approfondita mi riservo di rispondere direttamente al prof. Labella in separata sede. A scopo informativo segnalo la lettura dell'art. 7 comma 8 dello Statuto del Comune di Bologna, dell'art. 8 commi 3 e 4 del T.U.E.L. delle sentenze del Consiglio di Stato n. 3263 del 2004 e n. 3769 del 2008 nonché le sentenze TAR Puglia, Bari n. 1098 del 2003 e TAR Veneto, Venezia n. 807 del 2007 (riportate da Italia Oggi del 07/09/2012 pag. 37). Inoltre dal sito del Comune di Bologna e dal sito del Ministero dell'Interno si legge che gli aventi diritto al voto per il Comune di Bologna sono 299.374 e di questi hanno votato 86.070 (il 28,75%) e hanno votato a favore dell'abrogazione dei finanziamenti 50.517 elettori (pari al 58,96% dei voti validi, ma solo pari al 16,87% degli aventi diritto). Se si confrontano i dati con le elezioni politiche di febbraio vediamo che a fronte di un affluenza media nazionale del 75,16% a Bologna ha votato l'80,62% e che le liste che hanno sostenuto il referendum (SEL, M5S e sinistra radicale) hanno raccolto complessivamente 64.370 voti pari al 28,22% dei voti validi e pari al 21,50% degli aventi diritto. Se confrontiamo i dati dell'ultimo referendum votato (2011), promosso più o meno dagli stessi soggetti, vediamo che l'affluenza media nazionale è del 57,04%, mentre quella di Bologna è di 64,86% e pertanto hanno votato 194.174 bolognesi. Il tutto per un adeguato giudizio.

 
31/05/2013 - Caro Collina decidiamoci..... 4 (Franco Labella)

Concludo scrivendo che per essere un tema che non interessa il Paese, il referendum di Bologna ha prodotto credo una quindicina di interventi sul Sussidiario ed un discreto numero di commenti ai vari articoli. Magari ne tenessimo conto prima di parlare di spesa superflua… E se posso rispondere anche a Cerofolini con una battuta: ancora con Bottai e Gramsci fuori contesto? Ma non eravate contro il dibattito ideologico? E poi i "comunisti" siamo noi....

 
31/05/2013 - Caro Collina decidiamoci..... 3 (Franco Labella)

Di tutto quello che hanno scritto Zamagni, Merola e da ultima la stessa professoressa Giannini questo è l’aspetto più esecrabile (e quando scrivo soppeso bene i termini): in piena crisi politica e di rappresentanza definire un referendum consultiva “spesa superflua” è la misura precisa dei guasti nel nostro Paese. Mi perdonerà, perciò, Collina se non mi dilungo ulteriormente sui suoi interessanti spunti statistici sulla partecipazione dei bolognesi alle urne (magari ci avesse dato qualche numero di confronto su referendum precedenti ed anno di svolgimento…) o sull’ancor più esilarante argomentazione (in punto di Diritto?) che Merola abbia il potere di decidere, fuor di Statuto comunale, quali siano i referendum che gli piacciono e lo vincolano e quali no. Sull’obiezione n.3, non di carattere giuridico ma semmai sviluppabile sul piano della politologia o comunque in punto di fatto, non mi pronuncio qui. Sul punto, visto che Collina obietta non in punto di Diritto, se vuole conoscere il mio pensiero, non da docente di materie giuridiche (non mi sono mai definito giurista dato che ho il senso delle proporzioni…), può leggere qui cosa ho scritto sull’Unità: http://profumodiscuola.com.unita.it/scuola/2013/05/27/il-segnale-di-bologna/ ed anche il mio commento all’articolo della senatrice Giannini. (continua)

 
31/05/2013 - Caro Collina decidiamoci..... 2 (Franco Labella)

Sul piano politico sono e sono stati una "furbata" persino se li si valuta positivamente e cioè utili a realizzare la libertà di scelta educativa. Lo sono perchè aver pensato solo ai vaucher come soluzione per aggirare il “Senza oneri per lo Stato” senza aver voluto o potuto affrontare tutto il tema complessivo può portare al paradosso, mai citato chissà perchè dai "liberisti de' noantri", che col buono mi ci potrei persino comprare il diploma in un "diplomificio" ancorchè paritario. Non so dove viva Collina, io vivo in Campania e la lettura dei quotidiani locali giusto di un paio di mesi fa potrebbe aiutare Collina a comprendere meglio quello di cui sto parlando. Col buono potrei anche conseguire un regolare diploma in una scuola che, ad esempio, non retribuisce regolarmente i suoi docenti e che li seleziona azionando la famosa quota di docenti senza titolo ma tali per “chiara fama”!!!! Qualche dato su questi aspetti li ho acquisiti in anni di docenza ed anche di attività sindacale per cui spero Collina non li contesti… Ne ho già scritto in passato e chi vuole può leggere il testo della L.62 e scoprirlo se di scoperta si tratta. C’è, però, un passaggio, preoccupante per me, del ponderoso commento di Collina e riguarda l’altro nocciolo del mio ragionamento. E’ quello in cui Collina cita il costo del referendum come una sorta di spesa futile e superflua. (continua)

 
31/05/2013 - Caro Collina decidiamoci..... 1 (Franco Labella)

Ho letto con molta attenzione il ponderoso commento di Collina e vorrei, però, porgli una domanda preliminare: discutiamo in punto di fatto o in punto di diritto? Perché il "difensore d'ufficio" del professor Zamagni mi pare oscilli, persino lui e persino con argomentazioni a prima vista stringenti, fra questi due poli senza sciogliere l’enigma. Io ho contestato in primis a Zamagni una lettura, giuridicamente infondata (e non mi pare che Collina sul punto mi smentisca) di un refendum senza vincitori nè vinti. Il referendum (che sono costretto di nuovo a ricordare non prevedeva quorum) è stato vinto da chi ha avuto il 59% dei consensi. Punto. Fosse stato un referendum costituzionale il dato avrebbe portato a risultati giuridici inequivocabili. Le analogie, però, sul piano giuridico tra consultivo e confermativo finiscono qui. Spostiamoci, allora, in punto di fatto. L'attento Collina dovrebbe aver notato che ho virgolettato il termine “comportamento in frode di legge". Siccome sono mediamente informato anche perchè scrivo non solo sul Sussidiario, so bene che i vaucher non sono stati censurati sotto il profilo costituzionale. Difatti non ho scritto che lo sono ma li ho definiti una "furbata". (continua)

 
30/05/2013 - Nel bonus la soluzione (Carlo Cerofolini)

Premesso che come affermava Gramsci una scuola di Stato è un pericolo per la democrazia, mentre Bottai - Ministro fascista dell’educazione - nel 1942 dichiarava che si sarebbe andati sempre più verso una scuola unica e di Stato, ora per tagliare la testa al toro e non arrivare alla fine a veder realizzato il Bottai pensiero, occorre che alle famiglie venga dato un bonus da spendere nelle scuole pubbliche paritarie – statali o non statali – corrispondente almeno al 70% di quanto costa mediamente quello studente nella scuola statale. Se tale bonus viene usato nella scuola statale niente altro si dovrà pagare, se invece speso in una paritaria non statale l’eventuale differenza sarà a carico della famiglia stessa. Se invece detto bonus eccede quanto richiesto dalla scuola non statale, lo Stato verrà rimborsato d’ufficio. Così facendo, oltre a mettere in sana concorrenza le varie scuole e così contribuire al miglioramento dell’efficienza ed efficacia formativa, non si contravviene neppure all’interpretazione più restrittiva dell’art. 33 della Costituzione: "…senza oneri per lo Stato", in quanto il finanziamento, con il bonus, viene dato alle famiglie e non alle scuole direttamente, e si consente pure ai meno abbienti di frequentare le scuole “private” e così si attua pure l’art. 3 della Costituzione, dove, tra l’altro, si trova scritto che è compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale.

 
30/05/2013 - NON SONO D'ACCORDO... in punto di diritto_3 (Collina Andrea)

4) occorre precisare che gli organi di vertice dell'Amministrazione di Bologna si sono già dichiarati contrari al quesito referendario e pertanto, la scarsa affluenza e la non totale vittoria dei promotori, i quali sono riusciti a mobilitare solo i propri storici militanti, non può far concludere in ipotesi di vincolatività dei risultati rispetto alle scelte già intraprese: in altri termini, non è vero che la maggioranza dei cittadini bolognesi è contrario al finanziamento delle scuole materne paritarie. 5) a ciò si aggiunga la beffa che, per cancellare una spesa per il Comune di 1 milione di euro i promotori abbiamo impegnato il Comune per una spesa di più di 500 mila euro: circostanza che depone ancora di più per l'assoluta ideologizzazione dei quesiti. 6) Infine i vaucher: l'Autore, da giurista, dovrebbe sapere che in altri luoghi d'italia (Lombaridia) i buoni scuola e i vaucher sono già operativi da anni e non hanno mai avuto "problemi" di costituzionalità ex art. 33 cost., essendo contributi dati direttamente alle famiglie e non agli istituti e volti a valorizzare la libertà di educazione, principio costituzionale sancito dagli art. 2, 3, 30 e 31 della Costituzione.

 
30/05/2013 - NON SONO D'ACCORDO... in punto di diritto_2 (Collina Andrea)

A questo alcune puntualizzazioni. 1) Equiparare il voto referendario bolognese alla scarsa affluenza al voto amministrativo nel resto d'Italia risulta essere infondato ed approssimativo, anche perché Bologna è sempre stata esempio di grande partecipazione al voto anche in periodi di bassa affluenza: pertanto la scarsissima affluenza alle urne un qualche significato politico lo deve pur avere. 2) Il referendum al quale i cittadini bolognesi hanno preso parte è un referendum "consultivo", i cui esiti non hanno, né possono avere alcun valore giuridicamente vincolante per l'amministrazione pubblica, in quanto nessuna norma di legge prevede valore vincolante agli strumenti di democrazia diretta cittadina: anche se si fosse raggiunto un quorum di partecipazione del 100% dei cittadini e il 100% avesse espresso un voto, gli Organi deliberativi del Comune avrebbero potuto decidere non conformemente a tale risultato. 3) Data la natura esclusivamente di indirizzo politico che ha un referendum "consultivo", ci si deve chiedere quale deve essere l'atteggiamento di un'amministrazione di fronte ad una richiesta di "consultazione" alla quale ha partecipato meno di 1/3 dei cittadini e che ha avuto il voto favorevole dei soli cittadini che si riconoscono nei soggetti promotori (appunto il 16% dei cittadini bolognesi): certo non si può dire che il referendum abbia interessato e riscosso successo. Pertanto l'Amministrazione dal quesito non può ricevere indicazioni politiche rilevanti.

 
30/05/2013 - NON SONO D'ACCORDO... in punto di diritto_1 (Collina Andrea)

La lettera accusa il prof. Zamagni di occuparsi di materie che non gli competono, ma la critica risente della stessa nota ideologica che si vuole criticare. Se l'Autore avesse letto dall'inizio (e non dalla fine) l'intervista criticata, si sarebbe accorto che il prof. Zamagni parte dalla considerazione che il referendum, pur essendo "consultivo" è di fatto da intenderesi per "abrogativo", in quanto funzionale all'abrogazione dei contributi comunali alle scuole dell'infanzia paritarie: da questo assunto (che è giuridicamente sbagliato, ma non si può richiedere ortodossia giuridica a chi giurista non è) il prof. Zamagni ha continuanto con il suo commento dal suo punto di vista (chiaramente di parte): trattasi quindi di errore (è vero). ma al massimo di errore scusabile, in quanto l'intervista (lungi dall'essere un saggio di diritto costituzionale) era volta ad un commento di una parte del referendum in merito alle conseguenze del referendum stesse. Da chi si dice Professore di Diritto come l'autore, mi sarei invece aspettato, oltre all'invettiva, anche una più rigorosa (seppur sempre divulgativa) spiegazione delle conseguenze giuridiche di una consultazione referendaria "consultiva" alla quale hanno partecipato solo il 28% dei cittadini bolognesi e del quale hanno dato voto favorevole solo il 59% di questo 28%, ovvero solo il 16% dei cittadini bolognesi. (Segue)