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SCUOLA/ Chi le ha dato il "diritto" di giudicare i giovani?

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Per trovare una risposta a questo, come a molti altri decisivi problemi che investono formazione, istruzione, educazione delle nuove generazioni − e senza arrivare a riferirci a figure come quella di Michelangelo Buonarroti che riconosce espressamente e ripetutamente il suo “debito formativo” verso gli anni passati in una cava di pietra come allievo scalpellino – occorrerà anche riflettere sulla assoluta marginalità del nostro sistema formativo rispetto al cambiamento (non solo economico ma anche tecnologico e culturale) che ha segnato gli ultimi decenni, e che appare ancora in fase di progressiva accelerazione; occorrerà rivisitare il problema posto collocandolo in una prospettiva “vocazionale”, che riconosca il soggetto in formazione come capace di decisioni reali e sappia riconoscere, validare e utilizzare strumenti, luoghi, tempi formativi presenti nell’ambito extrascolastico, oggi sempre ignorati quando non esplicitamente contrastati. 

Solo così le affermazioni di Bloomberg possono rappresentare una positiva sollecitazione al cambiamento e non l’ennesimo ritorno di una prospettiva sostanzialmente “reazionaria”.



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