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SCUOLA/ La formazione dei giovani e le 7 cose che Squinzi non ha detto

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Giorgio Squinzi (Infophoto)  Giorgio Squinzi (Infophoto)

Questo metodo di “chiedere” o “proporre cosa gli altri debbano fare” è molto casereccio. Non a caso anche Mario Monti, “tirando le orecchie” al discorso di Squinzi (Corriere del 24 maggio 2013) sosteneva come sia sacrosanto il concetto, caro agli industriali, del “fate presto” detto ai politici, ma come quelli contemporaneamente dovrebbero dire “facciamo immediatamente”, perché “se da 15 anni l’economia italiana cresce molto meno di quella europea, gran parte delle responsabilità sta a casa delle imprese e dei sindacati”.

3. Con un atteggiamento di seria corresponsabilità, cosa avrebbe invece dovuto dire il presidente di Confindustria (come d’altronde dovrebbero fare anche tutte le associazioni di imprese commerciali, agrarie, bancarie, finanziarie), invece di limitarsi a lamentare mancanza “di offerta di diplomati e laureati, soprattutto nelle materie scientifiche”? Avrebbe dovuto confermare che “immediatamente” il mondo delle imprese avvierà azioni di collaborazione alle difficoltà della scuola. Senza nulla togliere alle urgenze della politica, tutto il mondo delle imprese può, in breve tempo:

a. impegnarsi ad accogliere obbligatoriamente ovunque tutti studenti per tirocini di lavoro, stage in azienda, invece di lasciare ogni anno alle scuole la “mendicanza” di questi posti;

b. in attesa delle agevolazioni dell’apprendistato per giovani dai 16 anni in poi, avviare da subito in tutte le aziende i tirocini formativi temporanei per giovani studenti;

c. contribuire finanziariamente (come avviene in Francia e Germania per legge, in attesa di una legge in Italia) con una quota degli utili aziendali al sistema istruzione con “l’adozione” di scuole tecniche e professionali dove collaborare fattivamente ad un’offerta formativa utile alla vita sociale ed economica dei singoli territori;

d. sottoscrivere presto in tutti i settori merceologici vere e proprie intese nazionali di fattiva collaborazione tra scuole e imprese, dedicando quote di tempo ed energie progettuali a progetti di rilancio della preparazione al mondo del lavoro;

e. avviare con gli istituti scolastici in tutte le regioni Fondazioni per l’istituzione di diplomi di Its (Istruzione Tecnica Superiore) presenti in Germania da oltre 20 anni, in Francia da 15 anni, in Italia nati da due anni e fortemente raccomandati anche dal “Going for Growth”- Rapporto annuale 2013 Ocse. In tutti i Paesi avanzati del mondo la formazione generalista è scelta, al massimo, dal 25% della popolazione studentesca. In Italia al liceo va quasi il 50% degli studenti. In Germania, perfino l’apprendistato conferisce un titolo di studio. E quando la riforma Moratti propose il forte ridimensionamento del liceo, la Confindustria di allora fu tra le forze che si opposero;

f. collaborare ad una legislazione nazionale che traduca le belle parole del fu D.M. 77/2005 (quello Moratti sull’alternanza scuola-lavoro fatto solo di bei principi) in fatti. In Italia nell’anno scolastico 2011/2012 solo il 7,5% della popolazione studentesca ha svolto attività di alternanza;

g. avviare un’azione culturale interna all’associazione affinché piccoli e grandi imprese divengano “fiere” di accogliere giovani in formazione (come accade per l’artigiano o l’imprenditore tedesco). 



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