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SCUOLA/ Università o lavoro? Istruzioni per "liberarsi" dei genitori

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La scelta se proseguire gli studi, una volta terminate le scuole superiori, e quali studi intraprendere è una scelta che impone innanzitutto alle ragazze e ai ragazzi una presa di coscienza di sé, delle proprie aspirazioni, desideri e obiettivi, un processo di consapevolezza nella quale sono spesso implicati altri “attori”. 

È infatti sempre più frequente il coinvolgimento dei genitori, preoccupati soprattutto che i loro figli facciano la scelta “giusta”. Li si incontra orami quotidianamente nelle Università: accompagnano i figli agli open day, li affiancano nelle iniziative riservate agli studenti, contattano i servizi di orientamento. È recente la notizia di moltissimi genitori al seguito dei figli in occasione del test di ammissione alla facoltà di Medicina dell’Università Cattolica, una partecipazione ansiosa e apprensiva che la dice lunga sulla difficoltà di traghettare in modo corretto i propri figli verso una vita adulta. 

Non è raro poi che gli studenti cerchino consiglio nei loro professori, talvolta depositari di un’idea di università ormai tramontata, ignari delle trasformazioni succedutisi a ritmo frenetico in questi anni ed essi stessi disorientati di fronte alle richieste di aiuto.

E infine vi sono le università, a volte preoccupate più di svolgere vere e proprie campagne di marketing che di “fare” orientamento (ma marketing e orientamento sono due discipline diverse!) Una sorta di “caccia allo studente”? In alcuni casi sembra così, o questo almeno è il messaggio che filtra. Si veda per esempio la recente notizia che Ca’ Foscari intende anticipare l’acquisizione di crediti universitari già nell’ultimo anno delle scuole superiori, una notizia in cui con una certa confusione si miscela il concetto di orientamento con strategie tese ad “accaparrarsi” il maggior numero di studenti (uso un’espressione più volte letta in questi giorni, e che racchiude, a mio parere, la sconfitta stessa del significato dell’orientamento). 

L’obiettivo delle università è la qualità della formazione (e, quindi, per quanto riguarda l’ingresso, della scelta): fare orientamento è soprattutto aiutare le persone a capire quale sia la propria strada (e quale non sia), fornire gli strumenti per poterlo fare in modo consapevole, esplorando motivazioni e dubbi, confrontando le aspettative con i dati della realtà inerenti il contesto universitario e/o professionale, esplicitando i criteri di scelta e chiarendo i diversi percorsi formativi. Fare orientamento da parte degli operatori richiede competenza ed esperienza, continuo aggiornamento, studio e confronto e un occhio, sempre attento, rivolto ai nuovi bisogni, alle diverse richieste per porre in essere una promozione prima di tutto dell’individuo che non si risolva in una semplice e vuota vetrina di ciò che un ateneo può offrire. 



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