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SCUOLA/ Giannini (Scelta civica): liberiamo la parità da chi la tiene in "ostaggio"

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Tuttavia, solo l’applicazione del principio di sussidiarietà al mondo della scuola potrà trasformare l’enunciazione di un principio teorico in quella cultura e quella prassi del pluralismo educativo e formativo che una società avanzata ormai richiede e, per ceti versi, impone.

Ciò significa, nel concreto: concedere maggiore autonomia finanziaria agli istituti scolastici, rivisitare il sistema di finanziamento e di contribuzione fiscale e permettere alle famiglie di scegliere a chi destinare le proprie risorse per la formazione dei propri figli, ispirandosi ai principi di libertà di coscienza, di orientamento culturale e filosofico e di ricerca del miglior modello educativo possibile. Allo stato attuale, le famiglie italiane che scelgono una scuola paritaria pagano due volte: la retta prevista e le tasse già versate nella fiscalità generale. 

Sarebbe un’occasione sprecata se il risultato del referendum di Bologna non inaugurasse quella rivisitazione coraggiosa e visionaria di cui la scuola italiana ha drammatico bisogno.

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COMMENTI
31/05/2013 - Democrazia partecipativa ed antipolitica 3 (Franco Labella)

Se posso , visto che siamo nella sezione Educazione, darei un suggerimento di lettura sulle questioni che sollevo. Suggerisco la lettura dell’articolo di ieri, sull’Unità, di Benedetto Vertecchi sulla educazione civica (non a caso anch’io lo scrivo tutto in minuscolo) nelle scuole. Magari proprio dopo Bologna e considerando le posizioni espresse dallo schieramento sconfitto (e non uso a caso questi termini) serve veramente discutere di questo. Per il bene della scuola e del Paese.

 
31/05/2013 - Democrazia partecipativa ed antipolitica 2 (Franco Labella)

Ogni tanto viene evocato un altro referendum disatteso: quello relativo al finanziamento pubblico ai partiti. Un altro caso di “Ego te baptizo piscem” che ho citato commentando l’intervento di Cominelli. Gli elettori abrogano il finanziamento pubblico ai partiti ed allora ci si inventa il rimborso elettorale. Ma c’è stato anche il referendum sull’abolizione del Ministero dell’Agricoltura ed allora abbiamo cambiato nome al dicastero e l’abbiamo resuscitato. Ora siamo ai voucher di Zamagni ed alle “larghe intese” della professoressa Giannini. Il tutto come se a Bologna non si fosse votato. Tutte queste “furbate” hanno, però un elemento comune: quello di non tener conto della volontà popolare. Alla faccia dell’art. 1 della Costituzione. Inviterei la professoressa Giannini, senatrice di “Scelta civica” (ahi, forse il nome scelto per la formazione politica in cui si è candidata dovrebbe indurre a maggior cautela) a qualche riflessione pubblica, se vuole, sul mio commento. Vorrei anche chiederle, visto che anche se non ho votato “Scelta civica” è una senatrice eletta dal popolo italiano, se è favorevole e disponibile alla presentazione di un progetto di legge che reintroduca lo studio del Diritto e della Costituzione nelle scuole. Ce n’è veramente bisogno ed ogni giorno che passa e ogni articolo come il suo che leggo me ne convinco sempre di più. (continua)

 
31/05/2013 - Democrazia partecipativa ed antipolitica 1 (Franco Labella)

Avrei voluto scrivere un commento più legato allo specifico di quanto scritto dalla professoressa Giannini. Se non che l'autrice dell'articolo si è candidata ed è stata eletta senatrice a febbraio scorso. Mi perdonerà, perciò, se, più che entrare nello specifico su un discorso peraltro abbondantemente presente nella discussione (la sussidiarietà,il carattere del pubblico e dello statale, la legge 62 ecc.ecc.), articolerò il mio commento in relazione alla situazione contingente che ha prodotto il suo articolo. La senatrice Giannini scrive il suo articolo giovedì 30 maggio che il calendario vuole sia seguente a domenica 26 maggio. Ora l'art. 21 della Costituzione ci lascia assolutamente liberi di scrivere quando, come e cosa vogliamo. Dopo aver letto il suo articolo, però, mi chiedo e mi permetto di chiedere pubblicamente alla senatrice Giannini quale sia il senso che lei attribuisce a quell'oggetto (a questo punto misterioso anche per me docente di materie giuridiche) chiamato referendum. In questi giorni fior di politologi si interrogano sugli esiti imprevedibili e complicati del voto amministrativo. Qualcuno (ad esempio Nadia Urbinati e non la cito a caso) ha scritto, dopo i voti di domenica 26 a Bologna e alle ammninistrative, che permane nel nostro Paese, nonostante severamente tutto, un bisogno di politica e di partecipazione democratica. E' evidente che la disaffezione e l'astensionismo massiccio sono il frutto di guasti profondi e prolungati nel tempo. (continua)