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SCUOLA/ Il bello dell'esperienza, il fallimento delle formule

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Perché, dunque, il senso delle cose (il bello, il bene, il vero, il giusto) formano la persona, ma in modo tale ch’essa non ne sia subito immediatamente consapevole? Il senso è educativo anche inconsapevolmente in primo luogo perché il sostrato neurobiologico di quella parte della ragione che ha il compito di individuarlo (con il medesimo comportamento di una mamma che debba individuare il proprio figlio in mezzo a una folla di centinaia di bambini), è disponibile già in fase prenatale; mentre il sostrato di quella parte di ragione che ha il compito di darne criticamente le ragioni, inizia a rendersi completamente disponibile attorno ai 16 anni. 

Tutto il lavoro educativo è precisamente il lavoro che sviluppa questa specifica capacità della ragione di cogliere prima inconsapevolmente e poi sempre più consapevolmente il senso delle cose, e che, se non esercitata, si rattrappisce. E sin qui si tratta in sostanza di acquisizioni scientifiche progressivamente datate (1884-2003). Inoltre il senso delle cose è educativo, cioè forma anche inconsapevolmente la persona, perché la parte di ragione che è deputata a elaborarlo ce ne garantisce una conoscenza in buona parte valutativa (non elaborativa, né astrattiva, cioè non parte dell’abituale patrimonio di conoscenza dell’uomo moderno), intuitiva, generica, veloce, gestaltica, e quindi imprecisa, ma vitale, poiché risultante dall’affondo che l’intelligenza compie nella realtà, quando l’uomo è spinto a cercare una risposta ai bisogni che ne decidono la vita o la morte, come appunto il bisogno del bello o del bene per un soggetto che si appresti a diventare una persona (riduzionismo antropologico significa precisamente morte della persona: sopravvivono soltanto un individuo o nel migliore dei casi un soggetto). Quest’acquisizione è però recente (2012).

Esplicitiamo allora più concisamente il quadro delineato: gran parte della responsabilità educativa è a carico dell’adulto, in particolare della famiglia, che si farà affiancare dalla scuola relativamente a quella dimensione educativa, che si arricchisce della strumentazione istruttiva. Inoltre il periodo prescolare, lungi dall’essere un periodo educativamente neutro, solo perché svincolato da contenuti curricolari, è in realtà un periodo insostituibilmente ricco e fecondo sotto entrambi i profili formativo ed educativo, esattamente come lo sono le radici per un albero (gli abeti senza radici che si mettono in salotto a Natale durano 15 giorni, nulla a che vedere con gli abeti risonanti del bosco di Paneveggio, il legno che canta e con cui Stradivari costruiva i suoi violini). In terzo luogo è essenziale che gli adulti imparino a educare, esattamente come imparano a svolgere una professione; non c’è nulla di innato e tantomeno – oggi – di ereditato o tramandato. 



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