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SCUOLA/ Prove Invalsi: istruzioni ai genitori per non farsi "arruolare" nei Cobas

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Quello che più interessa a un genitore attento è la natura delle prove: che tipi di domande vengono poste ai nostri figli? Per l’italiano, riguardano il lessico e la grammatica,  gli aspetti di coesione e di coerenza di un testo, le informazioni implicite ricavabili autonomamente, il nesso logico fra le idee, l’individuazione dello scopo: quel che è necessario per capire veramente quando si legge. Le domande sono impegnative e richiedono ragionamento, non un sapere imparaticcio. I testi usati per la prova di comprensione devono essere “interrogabili” (cioè bisogna poterci costruire su un buon numero di domande sensate), quindi per forza hanno qualche implicito, qualche parola che lessicalmente fa un po’ attrito e richiede di fare ipotesi, qualche struttura sintattica un po’ interessante, ... tutte cose difficili, povero bambino! 

In matematica non basta fare due conti in croce, bisogna giustificare una procedura, spiegare come si è fatto a rispondere, impostare un ragionamento in termini matematici. Ai genitori dell’associazione nessuno aveva mai mostrato le domande “in carne ed ossa”, e la reazione non è stata affatto negativa. La vulgata passata dagli opinion maker sulla stampa è che si tratti di quiz di basso livello, ma non è affatto così: provare per credere.

Qui si tratta di decidere: che cosa vuole un padre per suo figlio? Che inghiotta la pappa fatta e masticata da altri (ripetere la lezione), che prenda il suo bravo sei, non vada a settembre e possibilmente non dia problemi, oppure che impari ad affrontare le prove e stringa i denti, che cammini con le sue gambe e impari a farcela (il che comporta sempre un rischio per il genitore)? Ma i genitori li vedono, certi libri di lettura, in cui non c’è niente di veramente interessante, di sfidante, di arduo? Li leggono certi temi, dove l’autore (studente di prima superiore) non sa che la congiunzione “ma” oppone?

Come sempre le cose mettono in moto altre cose, e la prova Invalsi potrebbe finire nel grande capitolo in cui stanno anche S.O.S. tata (il programma televisivo, ma anche i vari libri per genitori inesperti),  I no che aiutano a crescere (Asha Phillips) e Contro i papà (Antonio Polito). Inutile difendere il figlio dal nuovo “cattivo” (Invalsi): qual è la posizione profonda del genitore nei confronti dei successi e degli insuccessi dei loro figli? Il successo a buon mercato non c’è più in nessun campo, e per non “finire a fare i badanti in Cina” (come dicevo ai miei studenti) sono richieste competenze vere, non il sei stiracchiato. Così l’interesse del genitore dovrebbe essere molto chiaro: che i figli siano in gamba e superino la prova, che la scuola li prepari (non alla prova ma a essere competenti) e contribuisca insieme alla famiglia al bene dei ragazzi.



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