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SCUOLA/ 2. Tre risposte sulle prove Invalsi. Senza valutazione non c'è autonomia

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3. Infine la terza domanda. Qual è lo scopo pratico dei test (prove)? Servono solo per fare delle statistiche? Le scuole prime in classifica possono mettere i risultati sui loro siti? Oppure c’è un effetto di qualità in più?

È noto come il tema della valutazione sia strettamente legato a quello dell’accountability: dal momento che se ne parla contestualmente fin dall’introduzione dell’autonomia scolastica. Oltre un decennio fa Luigi Berlinguer sosteneva che autonomia e valutazione fossero inscindibili perché l’autonomia scolastica senza valutazione diventa autoreferenzialità, deregulation selvaggia. È quindi evidente che la pubblicizzazione dei risultati è uno degli elementi fondanti della valutazione stessa, come abbiamo avuto già modo di esporre su questo giornale (17-02-2011). Ma di tutti i risultati, non solo delle scuole prime in classifica. Questo attiverebbe un sano meccanismo di competizione tra le scuole e le prove sugli apprendimenti degli studenti, unitariamente ad una regolare e condivisa autovalutazione d’istituto, organizzativa e didattica, sarebbe di supporto ai processi di miglioramento dei percorsi didattici da parte dei collegi dei docenti. Non è un caso se in un’indagine Apef dello scorso anno, presentata al nostro convegno nazionale sulla valutazione, alla domanda “se sia utile la restituzione alle scuole partecipanti dei dati rilevati attraverso la valutazione, per migliorare la propria offerta formativa, i processi didattici e organizzativi” ben il 78 per cento degli insegnanti intervistati ha espresso parere favorevole.

Infine, la domanda concernente lo “scopo pratico” che si pone il lettore apre un problema più “complessivo”, e cioè quello di raggiungere l’equità nel nostro sistema istruzione. L’analisi delle Prove Invalsi 2011 ha mostrato, infatti, come non ci sia equità nella distribuzione dell’offerta formativa delle scuole tra il Nord e il Sud e tra scuola e scuola nell’ambito dello stesso Sud (con eccezione della Puglia). Inoltre il risultati Invalsi sono anche perfettamente coerenti con i dati, disaggregati sul territorio, dell’indagine Ocse-Pisa 2009.
Se auspichiamo quindi, giustamente, l’equità, questa si può realizzare solo con una valutazione di sistema che, inoltre, è stata progettata anche per fornire supporto ai docenti per il miglioramento dei percorsi didattici, fuori da ogni logica ”puntiva” che una certa parte conservatrice vuole oggi ancora attribuirle.
Noi riteniamo che i risultati della valutazione, quando sono chiari e ben compresi e condivisi, modifichino la didattica, il funzionamento e l’organizzazione delle scuole e anche le decisioni del legislatore.

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