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SCUOLA/ 2. Tre risposte sulle prove Invalsi. Senza valutazione non c'è autonomia

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Premetto che le domande e gli interrogativi posti dal prof. Mereghetti nella sua lettera meriterebbero una risposta anche dai diretti interessati. Tuttavia, poiché l’Apef ha da sempre partecipato al dibattito sulla necessità di una valutazione esprimendo sempre un parere positivo e incoraggiante sui processi avviati in questi anni, non ci sottraiamo dal dare una risposta alle domande formulate dall’autore.

1. Veniamo alla prima domanda. Che cosa valutano le prove Invalsi? Valutano il livello medio di preparazione degli studenti, oppure vogliono dare un giudizio sul livello di preparazione che offre una scuola, facendo però aleggiare sullo sfondo la rassicurazione che non vi sia nessuna intenzione di valutare gli insegnanti?

Convengo con Mereghetti che “è ridicola questa rassicurazione degli insegnanti, da una parte perchè non è vero che un test simile non li giudichi”. Anche alla questione delle valutazione degli insegnanti andrebbe però applicata la categoria esplicitata nella sua premessa, e cioè che è una posizione pregiudiziale per alcuni e considerata politicamente non corretta da alcune forze sindacali e politiche. È indubbio che le prove (non test) Invalsi intendono valutare gli apprendimenti degli studenti e che questo fornisce uno solo degli elementi della valutazione, che è ancora ben lungi dall’essere a regime. La valutazione, oggi ancora sperimentale, a regime dovrà realizzare un sistema non meramente premiante ma un confronto nazionale, sistemico, tra gli istituti, basato su standard individuati, che sia d’aiuto e supporto alle scuole, per migliorarne l’efficacia. Una valutazione formativa dunque che, dotandosi di un buon sistema informativo, sia in grado di aiutare gli insegnanti a sperimentare nuovi percorsi per migliorare i risultati.

2. Nella seconda domanda ci si chiede: che cosa si può valutare di un percorso scolastico? Si può o no valutare l’insegnamento e quali siano i criteri da mettere in campo?

In premessa la norma dice che l’autonomia “ha l’obbligo di adottare procedure e strumenti di verifica e valutazione della produttività scolastica e del raggiungimento degli obiettivi”. La valutazione di sistema su base censuaria combina le informazioni derivanti sia dalle rilevazioni degli apprendimenti degli alunni al termine di ogni ciclo di istruzione, sia dall’osservazione del processo di funzionamento della scuola nella sua globalità, in modo tale che ogni scuola, al momento della restituzione dei risultati, abbia un quadro più fedele della propria situazione che gli consenta di comprendere se le difficoltà derivano dal contesto o dal modus operandi. Perché solo in questo modo ed in questa fase, la singola scuola può far rientrare il controllo dei processi che determinano quegli esiti. È indubbio poi che attraverso la valutazione degli apprendimenti si intenda valutare anche l’efficacia delle singole scuole, prendendo però in considerazione anche dei criteri che nella fattispecie sono il contesto in cui le scuole sono inserite, i processi didattici e organizzativi attuati e i risultati ottenuti.



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